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Posts Tagged ‘Valentina Conte’

ROMA – Incentivare le assunzioni stabili dei giovani. In particolare di quelli scoraggiati e di chi vive al Sud. Offrendo alle aziende un insieme di sconti. Che nel caso dell’apprendistato possono raddoppiare in durata, fino a sei anni. Il pacchetto occupazione che il governo intende inserire in manovra prende forma. E anche grazie ai fondi strutturali europei potrebbe costare molto meno del previsto, poco più di mezzo miliardo. Almeno nel 2018. Gli assi portanti sono quattro: decontribuzione per gli under 29, rifinanziamento di Garanzia Giovani e del bonus Sud, apprendistato incentivato.

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Si ragiona sull’ipotesi di un incremento di 40 euro. Damiano: “Stanno cadendo le resistenze”.

ROMA – C’è una misura obbligata: la rivalutazione delle pensioni all’inflazione. Un’altra auspicata: il potenziamento dell’Ape sociale. E la carta coperta: l’aumento degli assegni ai pensionati poveri. Sarà difficile per il governo ignorare le spinte del Pd sulla previdenza. E non solo per ragioni elettorali.
Qualcuno in queste ore, all’interno del partito, rispolvera già il vecchio piano di Renzi premier: 40 euro al mese in più ai pensionati incapienti, quattro milioni di italiani sotto la soglia degli 8 mila euro di reddito annuo.

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Il caso.

Sono 373 mila gli italiani emigrati, per necessità o per pagare meno tasse L’Inps manda loro assegni molto più generosi dei contributi che hanno versato.

ROMA – I pensionati italiani all’estero? Sono 373 mila e incassano quasi un miliardo all’anno dall’Inps, sottraendo – seppur legittimamente – imposte e consumi alla madrepatria. Per fare un paragone, parliamo di una città grande quasi come Firenze. Sparsa per i continenti, ma per metà in Europa. Dove gettonatissimo è ancora il Portogallo, il paradiso fiscale delle pantere grigie: dieci anni a tasse zero, in cambio della residenza non abituale. E dunque, a patto di vivere almeno 183 giorni all’anno in loco, tra le meraviglie di Porto e Lisbona e con un costo della vita assai abbordabile, i pensionati italiani si ritrovano un assegno che lievita anche di un terzo. Altrettanto ambite, sebbene fiscalmente meno generosi, Bulgaria, Romania, le isole Canarie. E l’America Latina, con un rinnovato interesse per il Costarica.

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IL PIANO/ L’OBIETTIVO È INCENTIVARE LA STAFFETTA GENERAZIONALE
ROMA – Incentivare la staffetta generazionale costerà al governo meno di 1 miliardo per il 2018. Poi a regime, dal 2019 in poi, da un minimo di 1 miliardo e mezzo all’anno a un massimo di 3 miliardi. A seconda se il taglio dei contributi previdenziali sulle assunzioni di giovani sarà pari al 50% o totale. Le ipotesi sono ancora tutte possibili. Così come la platea di giovani da favorire: under 29 o under 35. Tutto dipenderà dalle risorse a disposizione. Al momento non elevatissime non più di 5 miliardi – da destinare a statali (contratto da rinnovare), spese indifferibili (come le missioni militari di pace) e appunto cuneo fiscale. Considerati poi i 6,7 miliardi necessari per scongiurare gli aumenti Iva, si arriva a una manovra da 10-12 miliardi. Sempre che l’Europa ne accordi, come sembra, altri 9 di sconto.

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Il presidente dell’Inps vuole bloccare il meccanismo che favorisce i dipendenti pubblici distaccati.

ROMA – Il presidente dell’Inps Tito Boeri vuole ricalcolare (e tagliare) le pensioni dei sindacalisti in distacco nella pubblica amministrazione. Ma non ci riesce. Una prima circolare di dicembre è stata fermata dal ministero del Lavoro. La seconda di aprile giace nei cassetti dell’ufficio legislativo del ministro Giuliano Poletti. «L’esame riprenderà a breve », chiariscono al ministero. «Lo stop si spiega con il particolare affollamento di provvedimenti di cui ci siamo occupati negli ultimi mesi: dalla delega sulla povertà al Terzo settore, passando per l’Ape». Per i sindacati invece la motivazione dello stallo è un’altra: la misura di Boeri è illegittima, perché punta a cambiare una legge dello Stato con un semplice atto amministrativo. (altro…)

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Le due facce della crisi del lavoro: meno rapporti a tempo indeterminato (-7,6%), più macchinari sofisticati.

ROMA – Crollano i posti stabili. Si impennano i macchinari super evoluti. Colpa degli incentivi che vanno e vengono, dal lavoro a Industria 4.0. Con una conseguenza paradossale: le imprese cambiano pelle, ma automatizzando non creano lavoro aggiuntivo. Questo ci dicono i nuovi dati Inps e Ucima (Confindustria) relativi al primo trimestre dell’anno.
Tre mesi, d’altro canto, ancora fiacchi per crescita (il Pil avanza di uno 0,2%, quando la media Ue è a +0,5) e produzione (cala dello 0,3%).

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L’ANALISI. IN 13 ANNI, COMPLICE LA CRISI, LA PERCENTUALE DI CHI È IMPIEGATO È SEMPRE LA STESSA
ROMA – Siamo tornati al 2004. Stesso tasso di occupazione, il 57,5%. Stesso basso livello di classifica in Europa. Soltanto che oggi fanno peggio di noi solo Grecia, Turchia e Macedonia. Allora in coda c’erano Croazia, Bulgaria, Malta e Polonia, poi risorte. Ma cos’è successo nel frattempo?
Sette governi di centrodestra e centrosinistra. Tre importanti riforme del lavoro, dalla legge Biagi al Jobs Act, passando per la Fornero. Bonus e incentivi a profusione. E la crisi più profonda dal Dopoguerra che ha distrutto un quarto della produzione industriale, zavorrato di cinque punti gli investimenti, incenerito oltre un milione di posti e quasi nove punti di Pil.

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I promotori del referendum: così non cambia nulla Boeri: arriva il taglio alle pensioni dei sindacalisti.

ROMA – Voucher non solo alle famiglie. Ma anche alle imprese individuali, con zero dipendenti. Sebbene con limiti più stretti. Per le famiglie, tetto a 5 mila euro annui (dai 7 mila attuali) e valore del buono a 10 euro, come oggi. Vincolo a 2-3 mila euro, circa 40-50 giorni all’anno, e singolo ticket da 15 euro (contributi più alti) per le microimprese. Il testo finale non c’è ancora. Ma l’accordo sembra ormai definito. Il presidente Inps si prepara intanto a tagliare le pensioni dei sindacalisti.

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crescita

Tagliate le stime del Pil per il 2017 e il 2018 La replica di Padoan: “Sono un po’ stupito”.

ROMA – Il mondo cresce cinque volte più dell’Italia. Così prevede il Fondo monetario internazionale, nella versione aggiornata del suo World economic outlook in cui alza le stime di Stati Uniti, Cina e anche Eurozona, ad eccezione proprio di Roma. Rispetto ai calcoli di ottobre, l’Fmi taglia il Pil italiano di due decimi di punto nel 2017 e addirittura tre decimi nel 2018. Mettendo quasi una pietra tombale sull’obiettivo dell’1%, sfiorato da Roma nel 2016, ipotizzato per quest’anno o al più il prossimo.

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voucher

L’intervista.

Parla il leader della Fiom che con la Cgil ha promosso il referendum sul Jobs Act: “Riforme Renzi già bocciate il 4 dicembre”.

ROMA – «I voucher vanno aboliti. Non ci sono vie di mezzo. E se il governo non ha il coraggio di cambiare strada, neanche di fronte al risultato del 4 dicembre, allora ci penseranno gli italiani con il referendum promosso dalla Cgil». Maurizio Landini, leader della Fiom, boccia l’intenzione dell’esecutivo di arginare l’abuso dei buoni lavoro, intervenendo su tetti, controlli e sanzioni.

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LA CAMERA APPROVA IL DECRETO FISCALE CHE PREVEDE LA FINE DI EQUITALIA
ROMA – Tre contribuenti indebitati per 10 mila euro con il Fisco. Nessuno dei tre paga nei termini, né quando viene sollecitato a farlo. Il debito finisce in una cartella esattoriale. Che ora i tre possono rottamare, sfruttando la chance offerta dal decreto fiscale, approvato ieri in prima lettura alla Camera (272 voti a favore, 137 contrari, 2 astenuti). Così fanno. E alla fine risparmiano sanzioni e interessi, versando tutti la stessa cifra: 11.600 euro, a cui sommare l’aggio di Equitalia. Ma chi ci guadagna di più? Lo smemorato, il furbo o l’evasore totale?

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cartelleIl decreto.

Anche i Comuni non serviti da Equitalia chiedono le stesse agevolazioni sulle tasse incagliate Rebus gettiti: l’Iva telematica vale 9 miliardi, la voluntary zero.

Scoppia il caso dei Comuni esclusi dalla rottamazione delle cartelle. Sono 4.364, il 55% del totale e da anni si sono staccati da Equitalia o non se ne sono mai serviti. Tra questi Milano, Torino, Verona, Bari, Firenze, Bologna, Livorno, Ascoli Piceno. Il decreto fiscale non estende anche a loro l’abbuono di sanzioni e interessi di mora. «Ma così si creano cittadini di serie A e serie B», reagisce Antonio Decaro, neopresidente dell’Anci. «Chiedo al Parlamento di rimediare. Tutti i sindaci hanno bisogno di liberare un po’ di liquidità e spenderla in servizi, visto che ogni anno accantonano 2,5 miliardi nel fondo per i crediti inesigibili. È un fatto di giustizia». In totale, sono 20 milioni gli italiani che hanno pendenze con Equitalia, il 53% inferiori ai mille euro.

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boeriL’inchiesta.

Il Pil fermo peserà sugli importi futuri L’economista Guiso: “Questo è il nostro declino”.

ROMA – L’Italia è in stagnazione secolare? Non cresce, non consuma, non investe, crea sempre meno posti di lavoro stabili e di qualità. Ristagna da troppo tempo, ben prima della Grande crisi. Al punto che la crescita zero di oggi sembra non tanto il risultato di una congiuntura negativa, di un accidente passeggero dovuto a Brexit, terrorismo e migranti. Quanto piuttosto una trappola permanente, un pantano vischioso.
Ad esempio cosa succederebbe alle pensioni degli italiani se di qui all’uscita dal lavoro il Pil fosse in media inchiodato allo zero, visto che l’assegno previdenziale è legato alla crescita? Un quarto dell’importo volerebbe via, avremmo pensionati più poveri, fino a due-trecento euro in meno al mese, simula Progetica. Ipotesi dell’irrealtà? Non proprio se si guarda alla curva del Pil degli ultimi quindici anni, un sismografo della crescita quasi sempre attorno allo zero, con un paio di incursioni verso i due punti, poi le discese agli inferi della recente recessione che ne bruciano dieci e le sabbie mobili attuali. Senza pensare poi alla deflazione che zavorra il potere d’acquisto delle pensioni attuali.

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Gli economisti.

Per Confindustria, Ref, Nomisma e Confesercenti ci saranno tre trimestri di stagnazione.

ROMA – Un’Italia a crescita zero fino alla fine dell’anno? Possibile. Il rotondo dato del Pil nel secondo trimestre potrebbe rivelarsi non del tutto isolato. Rallentamento della domanda internazionale, ribasso delle materie prime allo sgocciolo, investimenti fermi, incertezza dilagante tra banche, Brexit, terrorismo e ora anche terremoto rischiano di tenere l’Italia in stagnazione. E soprattutto di creare quello che gli economisti chiamano “trascinamento statistico” sfavorevole sul 2017. In altri termini, quest’anno chiude male e parte male pure il prossimo.

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MadiaDomani il Consiglio dei ministri approva il decreto Madia. I direttori generali fuori dallo spoils system.

ROMA – Confermare la “priorità” dei dirigenti di prima fascia, quelli di lungo corso, i direttori generali. Consentendo loro di far valere l’anzianità oppure di godere di una “via preferenziale”, una sorta di bollino anche quando sarà in vigore il ruolo unico, il grande bacino voluto dalla riforma Madia dal quale pescare i mandarini di Stato. Sembrano queste le soluzioni individuate dai tecnici di Palazzo Chigi e della Funzione pubblica per sdoganare la riforma della dirigenza già rinviata il 10 agosto e in via di approvazione nel Consiglio dei ministri di domani. Una norma di salvaguardia, per alcuni.

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Il dossier.

Sicure solo le misure già finanziate, come il taglio Ires Sulle pensioni si dovrà scegliere tra Ape, aumento delle minime o No tax area. Rebus coperture per contratto Pa e premi aziendali.

ROMA – La faglia corre piano, per ora. Ma presto spaccherà il terreno politico su cui cresce la manovra d’autunno. Il partito del sostegno alla domanda, da una parte. Con un occhio al referendum e dunque a pensionati e statali da coccolare. E quello dell’offerta, dall’altro. Allarmato dalla crescita zero e guidato dal blocco di Confindustria, come dimostra l’uscita del suo presidente Boccia di ieri. E forte di un’autorevole sponda governativa nel ministro dello Sviluppo economico Calenda. Bonus contro investimenti, 80 euro contro superammortamento, rinnovo del contratto pubblico contro Ires, pensioni contro investimenti. Un tira e molla da 25 miliardi.

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flessibilità

Lo studio.

Il calcoli di Progetica sulle ipotesi di riforma. Pesa il tasso di interesse che sarà applicato sul prestito. Il nodo della polizza assicurativa: dovrà essere a carico dello Stato almeno per un periodo.

ROMA – Quasi un quarto di pensione in meno. Lasciare il posto di lavoro tre anni prima significa rinunciare almeno per vent’anni a 400 euro al mese. E recuperarne, dal ventunesimo in poi, la metà. A quasi 87 anni suonati. Ma con tre anni di riposo aggiuntivi alle spalle. Se poi la scelta è tra avere un assegno subito seppur decurtato anziché essere esodato, disoccupato o esubero, il gioco può valere la candela.

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Sentenza della Cassazione: la legge Fornero e il Jobs Act inapplicabili per i dipendenti della Pa Confermata la posizione del governo, per i giudici è “funzionale all’imparzialità dell’amministrazione”.

ROMA – Stavolta la Cassazione dice no. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori vale ancora, in senso pieno, per gli statali. Ai dipendenti pubblici non si applica la Fornero e neanche il Jobs Act. In caso dunque di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, il giudice dovrà disporre il reintegro. E non il mero risarcimento, come invece accade – in misura prevalente, tranne i casi di discriminazione – per i lavoratori del settore privato.
La sentenza 11868 della Sezione Lavoro, depositata ieri, contraddice la 24157, depositata il 26 novembre scorso, nella quale la stessa Corte stabiliva che le nuove norme introdotte dalla Fornero (reintegro in casi limitati) si applicano anche al pubblico impiego «contrattualizzato».

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Pensione

Studio di Progetica sugli interventi decisi dal governo Monti: l’allungamento della speranza di vita costringerà chi ha minor reddito a restare in attività anche da quasi ottantenni.

ROMA – Il governo si dice pronto a concedere ai nati negli anni Cinquanta un po’ di flessibilità in uscita. E dunque ad andare in pensione due o tre anni prima, attorno ai sessanta o poco più. Senza darsi pensiero per chi verrà dopo, sebbene lo scenario sia sconfortante. La triste verità, mostrata in molte buste arancioni in arrivo nelle case degli italiani in queste settimane, è che il traguardo pensionistico si allontana a dismisura per i trentenni e quarantenni di oggi, i contributivi puri o post- 1996, che lavorano cioè dalla fine degli anni Novanta e riceveranno solo in base a quanto versato.

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PadoanNannicini: gli 80 euro non sono una priorità Decisione entro il 2018. Sindacati: basta annunci.

ROMA – «Non c’è un’istruttoria sugli 80 euro, il tema è da approfondire, ma non è una priorità, interverremo di qui alla fine della legislatura nel 2018». Tommaso Nannicini, sottosegretario di Palazzo Chigi, di prima mattina in tv sembra congelare le aspettative di 3 milioni e 318 mila pensionati al minimo, ingolositi dalla promessa di Renzi di ricevere 80 euro in più. L’entourage di Nannicini spiega che quello del premier era un annuncio senza data, con molti se e ma. E dunque l’idea scivola più in là nell’agenda del governo. All’anno prossimo, forse a quello dopo.

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