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Posts Tagged ‘Valentina Conte’

Pensioni

Boeri, presidente dell’Inps, propone di finanziare la flessibilità in uscita con un prelievo sugli importi elevati anche tra chi è a riposo da oltre 36 anni. Ma il governo lo ferma. E rilancia il progetto per ridurre l’età di ritiro.

ROMA – Per aiutare i giovani a trovare un posto di lavoro, occorre liberarlo. Consentire cioè a chi è vicino alla pensione di lasciare un po’ prima. Agevolare la flessibilità in uscita «non è qualcosa che si può rimandare a lungo, bisogna intervenire adesso, non fra tre anni, perché il blocco morde».

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Secondo la Legge di Stabilità decreti entro domani ma l’idea di indennizzi automatici non convince la Ue.

ROMA – La soluzione per il rimborso dei 10.559 obbligazionisti delle quattro banche fallite a novembre sulla carta sarebbe alle porte. Nella realtà si allontana sempre più. La scadenza per l’emanazione dei due decreti interministeriali con i criteri è fissata dalla legge di Stabilità in mercoledì 30 marzo: domani. Ma è chiaro ormai che i testi non arriveranno. E non solo perché il premier è negli Stati Uniti. Il governo si è convinto che se di truffa si tratta, allora devono essere risarciti tutti (o quasi) e per intero. Senza passare la selezione dell’Anac di Cantone, senza invocare “aiuti umanitari” o ristori parziali tarati sull’Isee o sulla scaltrezza nell’investire. Una mossa ambiziosa, questa del governo. Che però rischia la bocciatura di Bruxelles per aiuti di Stato. E non solo.

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LavoroLa riforma/Il decreto fisserà i criteri per le imprese che saranno anche soggette al controllo sull’attuazione.

ROMA – Qualità dei prodotti, riduzione degli infortuni, nuovi turni, limitazione degli scarti e dei resi, incremento di produzione, risparmi nell’utilizzo dei materiali, soddisfazione dei clienti, miglioramento dei processi. Questi alcuni dei criteri di misurazione della produttività incentivata fiscalmente che il governo valuta di inserire nel decreto interministeriale ormai quasi pronto. Il testo messo a punto dal ministero del Lavoro – di pochi articoli, cinque o sei – è all’esame tecnico del ministero dell’Economia e dovrebbe essere approvato la prossima settimana, senza bisogno di passare dal Consiglio dei ministri, con un lieve ritardo rispetto al 29 febbraio, data limite indicata nella legge di Stabilità.

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Ipotesi

Il progetto.

L’esecutivo vuole far scendere la differenza tra costo lordo e netto del lavoro. L’ipotesi è un taglio di 6 punti diviso tra lavoratori e aziende. Il nodo pensioni.

ROMA – Tagliare le tasse significa anche mettere più soldi in busta paga, riducendo il cuneo fiscale, ovvero la differenza tra costo lordo e netto del lavoro. Il governo ci pensa da tempo. E ora potrebbe accelerare. Un piano c’è, formulato la scorsa estate dall’allora consigliere economico del premier, il bocconiano Tommaso Nannicini, nel frattempo promosso a sottosegretario di Palazzo Chigi. E consiste nel tagliare di sei punti il cuneo dei neo-assunti, tre punti a carico del datore e tre del lavoratore.

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BorseL’analisi.

Economisti e investitori temono una nuova frenata dell’economia “Potrebbe essere l’ennesimo caso di profezia che si autoavvera”.

ROMA – I mercati tracollano da cinque settimane. In Italia peggio che altrove in Europa. Cosa succede? E quali impatti possiamo immaginare per imprese, famiglie, banche e conti pubblici? Esperti ed economisti non credono in una possibile nuova recessione che dagli Stati Uniti travolga ancora il Vecchio Continente. Eppure i motori del mondo – Usa e Cina – rallentano in modo vistoso. E l’enorme liquidità in circolo, favorita dai diversi programmi di acquisto di titoli (i famosi Quantitative easing), non sta ferma e amplifica i problemi. Non c’è dubbio che se la tempesta proseguisse l’impatto depressivo su consumi e investimenti darebbe il colpo di grazia all’ancora timida ripresa in atto.

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bancheDa definire il capitolo indennizzi Risparmiatori in piazza con la Cgil.

ROMA – Il maxi-decreto legge sulle banche, previsto in Consiglio dei ministri venerdì scorso e poi saltato, balla ancora attorno al capitolo sugli indennizzi destinati ai risparmiatori dei quattro istituti di credito sciolti a novembre. Lo stallo è palese, non solo per il succedersi di annunci e rinvii, ma anche per il rimpallo tra organi tecnici e politici. Il livello tecnico del ministero dell’Economia assicura che è tutto pronto: riforma delle Banche di credito cooperativo, norme fallimentari per accelerare il rientro dei prestiti, nuova garanzia di Stato per la cessione dei crediti deteriorati cartolarizzati e, appunto, criteri per i rimborsi agli obbligazionisti azzerati. Si attendono le scelte del livello politico, dunque il ministro Padoan (ieri ha assicurato «nuove norme per rafforzare il sistema entro la settimana ») e il premier Renzi, che però venerdì hanno preso tempo, in scia a non ben chiariti nodi tecnici da sciogliere. Una tela di Penelope.

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Garanzia statale solo sui titoli legati alle sofferenze meno gravi. Bankitalia: rivedere regole sui salvataggi.

ROMA – Una garanzia dello Stato solo sui crediti con rating alto, dunque con maggiori probabilità di essere riscossi. E venduta ad un prezzo crescente nel tempo: più alto con il passare degli anni. Questo il meccanismo, individuato dal governo e approvato dalla Commissione europea martedì notte dopo oltre cinque ore di trattativa, per liberare le banche dai prestiti dubbi. In pratica, l’assicurazione pubblica scatterà solo su richiesta e solo per favorire la cessione dei crediti di buona qualità. L’accordo con Bruxelles, per essere operativo, dovrà però tradursi in norme.

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Agli obbligazionisti delle 4 banche anche i 400 milioni delle multe ai manager.

ROMA – La soluzione del governo per i risparmiatori truffati delle quattro banche dovrebbe arrivare per la fine di gennaio. Il lavoro procede molto bene, sono molto soddisfatto, ha riferito ieri Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, uscendo da Palazzo Chigi. Noi lavoriamo per avere il decreto entro fine mese, poi si vedrà. E subito ha precisato: Il Mef sta lavorando sulla parte dei criteri dei rimborsi, noi ci concentriamo su come organizzare gli arbitratiÈ. Al ministero dell’Economia il clima non è per dei più rilassati. I nodi giuridici per individuare chi ha diritto all’indennizzo e per quanta parte delle obbligazioni subordinate in suo possesso, poi azzerate, si stanno rivelando più complicati del previsto.

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I punti

Riforma aziende di Stato e locali. Via le inattive, a rischio quelle in rosso. Arriva l’amministratore unico.

ROMA – Arriva l’amministratore unico nelle società a controllo pubblico. Entro un anno dalla riforma delle partecipate – il cui decreto legislativo è atteso in Consiglio dei ministri per il 15 gennaio – salteranno tutti i consigli di amministrazione, sia a livello locale che nazionale. Il cda con tre o cinque membri sarà dunque un ricordo. O meglio l’eccezione e solo «per specifiche ragioni di adeguatezza amministrativa ». La pulizia delle poltrone è solo una delle novità del testo non definitivo visionato da Repubblica,
in attuazione della riforma Madia.

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RisparmiatoriROMA – I tempi per il Fondo di solidarietà non saranno brevi. E non solo perché il ministero dell’Economia e quello della Giustizia hanno tempo fino al 30 marzo per i due decreti attuativi. Ma perché «la materia è delicata e occorre evitare che le norme producano contenzioso », fanno notare dal Mef. Come a dire: cerchiamo di non mettere altra carne sul fuoco delle polemiche e dei ricorsi. E di scansare possibili avvitamenti.

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banca d'italia

Autoconvocati su Facebook oggi a Montecitorio con Adusbef-Federconsumatori e M5S.

LA PROTESTA

ROMA – «Nonna, ti hanno bloccato i soldi, per ora non li puoi vedere. Ma non ti preoccupare, si sistema tutto». Silvia, 35 anni, non sa come dire a nonna Maria, ottantenne, che i suoi 50 mila euro, la liquidazione del marito riparatore di biciclette dall’età di 13 anni, non esistono più. Volatilizzati. Allora mente. Una bugia a fin di bene. Ma poi su Facebook si organizza. Apre insieme ad altri il gruppo “Vittime del Salva-Banche” (ora 700 iscritti). Fa mail bombing, intasando le caselle di posta elettronica dei parlamentari. Cerca una sponda e la trova nell’associazione di Trefiletti e Lannutti, Adusbef-Federconsumatori, e nel Movimento Cinquestelle. Infine organizza la marcia dei nipoti, oggi in piazza Montecitorio, ore 15.

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finanza pubblica

Bonus su cultura e sicurezza coperti dalla flessibilità Ue, ma se Bruxelles dirà di no possibili aumenti fiscali.

ROMA – Una mina da due miliardi pende sulla legge di Stabilità appena arrivata alla Camera. L’uno più uno che il premier Renzi vuole mettere su sicurezza e cultura, dopo gli attacchi di Parigi, non solo è destinato a stravolgere il dibattito parlamentare da qui a Natale. Ma corre sul filo della scommessa, appeso com’è al sì di Bruxelles previsto in primavera. E se invece arrivasse un no o un sì parziale? Cosa ne sarebbe dei conti pubblici? Rischieremmo nuove tasse? Nessuna risposta, per ora.

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La previdenza.
La legge di stabilità prevede interventi che ritoccano parzialmente il sistema pensionistico, ma con costi molto alti per i lavoratori e rischi di flop per alcuni meccanismi.

ROMA – Guarire dalla «malattia dell’ultima sigaretta». È quello che Boeri sperava per l’Italia, presentando alla Camera, l’8 luglio scorso, la sua proposta di riforma delle pensioni. Citando la Coscienza di Zeno, auspicava una soluzione che spazzasse via salvaguardie, finestre, scalini e scaloni una volta per tutte, sostituiti dalla «flessibilità sostenibile». Un discorso ambizioso, forse un tantino al di là del mandato, come gli fecero notare i deputati, Cesare Damiano in testa. «Il ruolo legislativo spetta al Parlamento », lo bacchettò all’uscita dell’Aula.

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ROMA. Tassa sulla prima casa azzerata (Tasi), sulle seconde scontata (Imu). Succede a Roma e Milano e in altri 458 piccoli Comuni dal prossimo anno, regalo inatteso della legge di Stabilità. Nella capitale e nella città dell’Expo l’ulteriore bonus vale in media la metà della Tasi abolita sulle prime. Portando il complessivo risparmio sul mattone a livelli davvero interessanti. Un effetto probabilmente non voluto dal governo, ma che a questo punto è complicato bloccare. A meno di non tradire una promessa fatta ai sindaci. «Nessun aumento delle tasse sulle seconde case per compensare l’eliminazione di Imu e Tasi sulle prime», scandiva Piero Fassino, presidente Anci, il 12 ottobre scorso, al termine di un incontro con il governo sulla legge di Stabilità.

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Le misure

Confermato l’addio alle tasse sulle prime abitazioni: per quelle di lusso uno sconto di 2800 euro. Restano anche gli incentivi sulle ristrutturazioni.

ROMA – Tante «buone notizie» sulla casa, come l’ha definite il premier Renzi, per il prossimo anno. Tasi abolita sulle prime abitazioni. Tasi e Imu cancellate anche su quelle di lusso, dunque ville, castelli, palazzi storici. Ecobonus riconfermati, sia per le ristrutturazioni che per gli efficientamenti (50 e 65%), incluso lo sgravio per i mobili, legato però ai lavori di ammodernamento (l’auspicio di estenderlo alle giovani coppie, a prescindere dai lavori, è rimasto tale, per ora). Intervento sulle case popolari, sempre in chiave di recupero per il risparmio energetico. E poi un’ultima “buona notizia”, questa spuntata davvero a sorpresa.

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“Sbagliato non includere la riforma nella legge di Stabilità”.Rapporti di lavoro fissi, +320mila in 8 mesi.

ROMA – Sindacati e opposizione insorgono dopo la rinuncia del governo, nonostante promesse e annunci tv andati avanti per mesi, a intervenire nella legge di Stabilità sulle pensioni e rendere più flessibile l’uscita. Il rinvio non piace a Cgil («sbagliato»), Cisl («non va bene») e Uil («gravissimo errore»).
Non gradisce neanche Cesare Damiano, minoranza pd, che parla di «doccia fredda». E Renato Brunetta, Forza Italia, di un premier «costretto a marcia indietro». «I lavoratori e le lavoratrici si rassegnino», consiglia Arturo Scotto, capogruppo di Sel.
«Sull’eliminazione della Tasi per ville e casali di lusso si corre veloce, e per chi dopo una vita di lavoro chiede il rispetto di un diritto si va piano, anzi pianissimo».

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lavoroPossibile misura di garanzia nei controlli a distanza Poletti evoca la licenziabilità degli statali, poi frena.

ROMA- Si lavora sino all’ultimo secondo sui quattro decreti del Jobs Act, attesi oggi in Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Al centro dell’attenzione dei tecnici del ministero del Lavoro e di Palazzo Chigi c’è ancora la norma sui controlli a distanza dei lavoratori, contenuta nell’articolo 23 del decreto semplificazioni. Nessun vertice ieri tra il ministro Giuliano Poletti e il premier Matteo Renzi. Il previsto incontro per fare il punto politico è stato rimpiazzato da una telefonata e dall’invito a procedere con le limature finali.

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Il ministroLa manovra.

Governo al lavoro sulla Legge di Stabilità: ancora

da sciogliere i nodi della proroga degli incentivi sulle ristrutturazioni e la decontribuzione sulle assunzioni.

ROMA. Si allunga la lista degli annunci. Si complica quella delle coperture. Ad un mese e mezzo dal varo, la legge di Stabilità è un cantiere che oscilla tra 25 e 30 miliardi. C’è tempo per affinare e scegliere, ripetono da Palazzo Chigi e ministero dell’Economia. Partendo, tanto per cominciare, da una rispolverata dei numeri del Def. Il Documento di economia e finanza sarà aggiornato entro il 20 settembre e fornirà il quadro economico entro cui agire. Accompagnato dall’azione parallela e informale di pressing verso Bruxelles. La flessibilità aggiuntiva che l’Europa può concedere all’Italia (fare più deficit) è elemento decisivo per la manovra d’autunno.

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Braccio di ferroIL RETROSCENA.

ROMA. La ripresa dopo i tuffi non è stata proprio delle più brillanti. Qualche giorno di pausa, poi le uscite al meeting di Rimini. E già le prime fibrillazioni. Il premier Renzi galvanizza ciellini e italiani con il taglio delle tasse sulla casa. Il giorno dopo, due dei suoi ministri chiave per la strategia di politica economica, Padoan e Poletti, quelli che hanno in mano i cordoni della borsa e le leve per rilanciare l’occupazione, frenano o sono costretti a frenare. Il numero uno dell’Economia ricorda che non esistono tagli delle tasse senza analoghi sacrifici di spesa. Quello del Lavoro prima annuncia gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act, poi subito dopo ritratta, in seguito a una telefonata con Renzi. Nel mezzo, il pasticcio dei dati sbagliati sull’andamento dei contratti nei primi sette mesi dell’anno. Pubblicati e poi rettificati.

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PolettiROMA. Nuovi dati e nuova confusione sul lavoro. Il ministero certifica 135 mila contratti in più a luglio (saldo tra attivazioni e cessazioni). Sebbene di questi appena 47 quelli aggiuntivi a tempo indeterminato. Meglio di giugno, quando addirittura spuntò il segno meno nel saldo (-9.768), dunque quasi 10 mila chiusure di contratti stabili in più rispetto alle nuove firme. Ma 47 è davvero un magro bottino, per un governo che punta tutto sul rilancio dell’occupazione.
La sorpresa più eclatante però deriva dall’ultima pagina delle comunicazioni obbligatorie diffuse ieri dal dicastero guidato da Giuliano Poletti. Laddove si mostra in tabella il consuntivo dei primi sette mesi. Secondo il governo, da gennaio a luglio il saldo dei contratti a tempo indeterminato ammonta a 420.325, il 112% in più dell’analogo periodo del 2014.

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