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Posts Tagged ‘vignette’

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Conto alla rovescia

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Ore otto e trenta del mattino, una costante: “il Fatto è esaurito”, parola di edicolante. Nord, centro, sud, sempre la stessa storia, sempre lo stesso refrain. E ieri è stata anche la giornata del selfie-condiviso, apparso su Facebook o Twitter, decine, centinaia di scatti per raccontare la partecipazione dei lettori, come hanno vissuto una giornata storica per l’informazione. (altro…)

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VauroÈ l’una di notte di martedì 13 gennaio. Ho appena ricevuto le pagine del numero di Charlie Hebdo che uscirà oggi insieme a Il Fatto Quotidiano. Scrivo subito, a caldo, perché sono felice. Sì, dopo tutti questi giorni incupiti e resi tetri dalla morte violenta e dai cantori di ogni fondamentalismo, sono felice. Ma non sorpreso. Lo sapevo. Ne ero certo che la Satira sarebbe andata in culo a chi si aspettava truci vendette a colpi di matita. A chi pensava e sperava di poterla arruolare per guerre di religione o peggio di “civiltà”. Certo c’è Maometto in copertina. Un Maometto che piange una lacrima. “È tutto perdonato” recita il titolo. Chi perdona chi? Charlie perdona Maometto o viceversa? Sono perdonati i vignettisti assassinati o sono perdonati i loro killer? Ognuno è libero di leggere come crede il disegno di Luz. LIBERO appunto! (altro…)

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VauroEppure non è poi così difficile capirlo che difendere la libertà di espressione non significa condividere tutto quello che pensano, dicono, scrivono e disegnano quelli che se ne avvalgono. Non è poi così difficile capire che difendere la satira senza limiti non vuol dire che chi la fa non possa avere limiti (tutti ne abbiamo, e sono unici al mondo: dipendono dallo stile, dalla cultura, dall’educazione, dalla sensibilità, dall’eventuale fede di ciascun individuo). Vuol dire che quei limiti non possono e non devono essere fissati per legge, con tanto di sanzione a chi li viola: fermo restando il Codice penale per punire chi commette violenze, o istiga a commetterle, ma non chi esprime un pensiero, foss’anche il più bieco e ributtante. Giovedì a Servizio Pubblico e venerdì sul Fatto ho ricordato come i nostri politici e i loro servi hanno risolto in Italia il secolare dibattito sulla satira: abolendola dalla Rai. (altro…)

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NatangeloVIAGGIO IN REDAZIONE DOPO L’ATTENTATO: ”TORNEREMO A FAR RIDERE”.

Parigi – Il prossimo numero di Charlie Hebdo si farà come se Charb e gli altri fossero ancora tra noi. In questo numero loro non sono morti. Non sarà un numero omaggio, sarebbe stato troppo facile. Alcune pagine saranno dedicate al massacro, ma non aspettatevi un necrologio. Sarà divertente. Far ridere è la sola cosa che sappiamo fare”. I GIORNALISTI e i disegnatori del settimanale satirico si sono rimessi a lavoro alle 11 di ieri intorno al capo redattore Gérard Biard. La nuova vita di Charlie Hebdo comincia in un open space messo a disposizione dai colleghi del quotidiano Libération, all’ottavo piano della redazione che si trova in un ex parcheggio al numero 11 rue Béranger. Alle pareti ci sono alcune recenti prime pagine del giornale, come quella della mela che piange pubblicata alla morte di Steve Jobs. Fuori c’è tutta Parigi e il suo cielo grigio. Intorno al tavolo circolare per la prima conferenza di redazione dopo la strage di mercoledì sono più o meno una trentina.

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Charlie hebdo

I SUPERSTITI DELLA RIVISTA SATIRICA SI SPOSTANO NELLA REDAZIONE DEL QUOTIDIANO.

Parigi – Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”. Aveva dichiarato sulle pagine di Le Monde il direttore di Charlie Hebdo, Stéphane Charbonnier, alias Charb, quando nel 2011 decise di pubblicare le vignette del profeta Maometto col turbante a bomba in testa. Ed è per questo che Charlie Hebdo deve uscire. A tutti i costi. Nonostante gli assassini che martedì mattina hanno commesso una strage nella redazione uccidendo otto di loro, tra cui il direttore. Mercoledì prossimo dunque Charlie Hebdo sarà nelle edicole come sempre. Anzi riempirà le edicole. Perché di copie ne saranno stampate un milione, e non le solite 60mila. Il giornale da oggi ha una nuova redazione. Si trasferisce da Libération, al numero 11 della rue Béranger, a due passi dalla place de la République dove migliaia di persone si sono riunite mercoledì sera alzando le matite al cielo in nome della libertà di parola. 

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La fuga

I MEMBRI DEL COMMANDO SFUGGONO ALLA CACCIA ORGANIZZATA DA 88 MILA POLIZIOTTI IN PICCARDIA. MOSCHEA ATTACCATA CON SPARI, NESSUNA VITTIMA.

Sembravano spacciati, inchiodati, con le teste di cuoio davanti alla porta di casa, fin da mercoledì notte a Reims. E invece la caccia continua, giovedì sera non è ancora finita e tutti capiscono che, se non li prendono subito, sarà più difficile. Secondo il governo sono mobilitati 88 mila uomini tra poliziotti e gendarmi nella caccia ai fratelli Said e Cherif Kouachi, 34 e 32 anni, nati e cresciuti nei quartieri settentrionali di Parigi e divenuti estremisti islamici, sospettati di aver ucciso 12 persone nella redazione del settimanale satirico CharlieHebdo. Se non li prendono sono nei guai perché i due erano perfettamente noti ai servizi di sicurezza, il minore già condannato per reati connessi all’invio di combattenti in Iraq. (altro…)

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A chi impugna mitragliatrici per sterminare matite, e a chiunque si sottometta a qualcosa di diverso dalla propria coscienza, ci piacerebbe spiegare che avventura faticosa e fantastica sia la libertà. Ma non lo faremo, perché la libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione.    (altro…)

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VignettaLa stampa in trincea.
Il ceppo di Charlie e del suo antenato Hara Kiri è quello del radicalismo laico e repubblicano, molto solido in Francia. Con una forte innervatura sessuomane, anarchica e anticlericale esplosa con lo spirito sessantottardo ma ben presente anche prima, lungo Nove e Ottocento.

NON è vero che a Charlie Hebdo niente è sacro. Sacra, in quel vecchio giornale parigino, è la libertà. Danzava, la libertà, allegra e nuda come le donnine di Wolinsky, attorno alla fragile trincea di scrivanie coperte di carta, matite, giornali, pennarelli (l’arsenale delle vittime) sulle quali sono caduti gli impenitenti artisti della satira francese, molti dei quali anziani, freddati dai loro giovani assassini.

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