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Posts Tagged ‘violenza sulle donne’

«LA SENTENZA è giusta. Anche se nulla potrà ripagarmi». È con queste parole che Lucia Annibali ha commentato la sentenza di condanna del suo ex fidanzato, che aveva pagato due sicari per aggredirla con l’acido. Vent’anni di reclusione per stalking e tentato omicidio, come era stato richiesto dal pubblico ministero. Per punire in modo esemplare un crimine esemplare. E mostrare così, speriamo una volta per tutte, che la violenza contro le donne non può restare impunita, che gli uomini violenti non possono più farla franca, che la giustizia, anche in Italia, può fare il proprio lavoro. Certo, nulla potrà mai ripagare Lucia per la sofferenza e l’umiliazione subite. (altro…)

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Scarpe rosseDa Franca a Lucia, quelle donne coraggio che hanno sconfitto l’odio degli uomini.

QUELLO di ieri sarà ricordato come un 8 marzo tragico. Tre donne, Assunta, Ofelia e Silvana, sono morte: uccise dal compagno o dal marito.

TRE femminicidi da aggiungere alla lista nera di questi ultimi anni, nonostante le leggi e i decreti. E allora la giornata internazionale della donna che spesso viviamo con obbligo e stanchezza (nonostante le lotte e le conquiste femminili) diventa quello che era: una difesa della civiltà, un modo per attirare lo sguardo sulle reali condizioni di vita delle donne in Italia. (altro…)

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La ragazza stuprata dal branco era incinta: slogan contro la polizia.

A POCO più di un anno dallo stupro su un autobus di Mumbai, che fece scattare un’ondata di proteste in tutto il paese, l’India ripiomba nell’incubo della violenza contro le donne. Protagonista dell’ultimo fatto di cronaca è una studentessa 16nne di Calcutta, stuprata due volte ad ottobre da un branco e poi arsa viva qualche giorno fa dagli stessi aggressori che volevano impedirle di testimoniare in tribunale contro di loro. La ragazza è morta per le ferite il 31 dicembre e ieri centinaia di persone a Calcutta sono scese in piazza nel suo nome, in una manifestazione che nei modi e nella rabbia ricorda molto da vicino quelle che accesero il paese un anno fa. (altro…)

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violenza-donneIl governo Letta ha varato il decreto legge contro il femminicidio, contenuto purtroppo in una serie di norme sulla sicurezza. E’ stato presentato con toni entusiastici come strumento di tutela delle donne che il decreto pensa come “soggetti deboli” e bisognosi di tutela.

Certo alcune norme contenute nel decreto sono interessanti come la previsione dell’aggravante nei casi di violenze commesse alla presenza dei minori che ci auguriamo porti a tutelare maggiormente i bambini nei casi di violenza assistita. L’obbligo di arresto e l’allontanamento dell’autore di maltrattamenti in casi di flagranza di reato potrebbe essere un altro buon strumento, anche se resta da capire cosa accadrà, una volta che l’autore di violenze sarà scarcerato. Se oltre a bloccare l’autore di violenze non si aiutano le donne con percorsi mirati a sganciarsi dalla relazione allontanandole dal pericolo, tutelando i figli, rafforzando le loro scelte offrendo sostegno e percorsi di autonomia, anche economica, che efficacia avranno gli arresti e gli ammonimenti? Si pensa di risolvere tutto con il carcere? (altro…)

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INASPRIRE le pene non basta, naturalmente, e forse non serve. Le buone leggi non sono quelle che nascono dalle pessime abitudini e tentano di sanarle, condonarle, depenalizzarle, regolarle e infine punire, sì, chi davvero esagera.

Di quelle siamo pieni. Le buone leggi sono quelle che provano a indicare una rotta, e la tracciano. Sono quelle che tentano di definire il perimetro di ciò che la cultura civile deve (dovrebbe) ritenere giusto e lecito e non nascono allo scopo di contenere il danno dei comportamenti diffusi, illeciti o criminali, ma hanno l’ambizione di cambiare le regole della convivenza nella testa e nel cuore dei cittadini prima che nelle aule di tribunale. In questo caso inasprire la pena è eventualmente un segnale, appena un inizio. Forse un deterrente, in qualche raro caso, ma non basta e non serve. È piuttosto difficile difatti immaginare che chi massacra di botte una donna sia dissuaso dal farlo dalla consapevolezza, ammesso che ce l’abbia, che rischia cinque o dieci anni in più di galera. Non è l’ergastolo eventuale a fermare la mano di chi fa a pezzi la moglie e la seppellisce in giardino, né l’eventualità di un arresto può cambiare l’atteggiamento di chi picchia abitualmente la donna con cui vive, e se ci sono i figli ad assistere pazienza, anzi meglio così imparano subito come va il mondo. (altro…)

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Abbiamo alle spalle (recenti) un mondo patriarcale e un codice penale che giudicavano con sfrenata indulgenza, o con malcelata simpatia, gli uomini che ammazzavano le “loro” donne; e ora ci illudiamo di vivere in un mondo più affrancato dai pregiudizi e più libero per tutti. Anzi, un altro dato, secondo cui le uccisioni di donne sono molto più frequenti al nord che al sud, segnala una relazione complicata se non inversa fra liberazione dei costumi e insofferenza maschile. Rinvio, per una replica generale, al blog di Loredana Lipperini (“Il fact-screwing dei negazionisti”, 27 maggio). Per parte mia, faccio alcune obiezioni peculiari. Nella discussione “specialista” al neologismo “femminicidio” si è aggiunto da tempo l’altro “femicidio” (sono latinismi passati attraverso aggiustamenti anglofoni): il primo alludendo alle vessazioni che le donne subiscono da parte di uomini, il secondo all’assassinio. Il binomio mi sembra privo di senso e comunque di utilità, e tengo fermo il solo termine di femminicidio come, alla lettera, uccisione di donne. Gli obiettori all’esistenza di una “emergenza di femminicidi” hanno capito che la categoria riguardi le donne uccise da loro mariti e amanti e fidanzati o exmariti, ex-amanti, ex-fidanzati (e padri e fratelli…), dunque “dal loro partner”. (altro…)

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LA CONVENZIONE di Istanbul pone per la prima volta la questione delle violenze di genere come un problema strutturale: non si tratta solo di punire i colpevoli e proteggere le vittime, ma anche di prevenire ogni forma di discriminazione, affinché l’uguaglianza tra gli uomini e le donne diventi reale. L’unica vera uguaglianza che non è l’identità e consiste nell’uguale rispetto di ogni persona. Nonostante le molteplici differenze che ci caratterizzano.

TUTTI e tutte uguali anche se di sesso diverso, anche se di diverso orientamento sessuale. Ma per capire la complementarietà tra uguaglianza e diversità, occorre educare fin da piccoli i nostri figli al rispetto dell’alterità, insegnando loro la gestione dei conflitti senza ricorrere alla violenza che, per definizione, cancella e distrugge.
La violenza non può essere del tutto eliminata. La pulsione dell’aggressività fa parte della condizione umana e sarebbe illusorio pensare di debellarla del tutto. Come ogni pulsione però, come ci insegna la psicanalisi, anche l’aggressività deve essere contenuta, e per farlo occorre costruire attraverso l’educazione quelle che Freud chiama le dighe psichiche: pudore, disgusto e compassione. (altro…)

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Le lacrime e la rabbia di Corigliano telefonata tra mamme: perché l’ha uccisa? Migliaia al funerale. Il preside: “Quel ragazzo ha l’inferno dentro”.

Tanti applaudono, lei no. Alza la voce. «Basta. Dobbiamo cominciare anche noi, dobbiamo denunciare. Non abbiate paura. Dobbiamo chiedere giustizia!». Un grido dal silenzio nella folla di Corigliano, mezz’ora prima dei funerali e dei tanti applausi che seguiranno. È la voce di un’anziana, una calabrese vestita di nero rompe la liturgia adolescenziale dell’addio, e forse restituisce l’unico possibile pegno a questa bara bianca che se ne va verso un cimitero della Piana di Sibari, quel che resta di Fabiana Luzzi, ragazzina di 15 anni picchiata, pugnalata, poi bruciata viva dallo studente-carnefice a cui si sentiva legata. È quel Davide, ex nuotatore, ex arbitro, ex ragazzo con 8 e 9 in pagella all’Istituto per Geometri, che ormai, dopo l’udienza di convalida dinanzi al gup, da ieri entra nel carcere minorile di Catanzaro con l’accusa di omicidio volontario aggravato. (altro…)

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Come ci si comporta con una donna innamorata in pericolo di vita che non vuole essere salvata? C’è la ragazza di Caserta con la milza spappolata dai calci del fidanzato che rilascia un’intervista per dirgli che lo perdona e lo ama ancora. E c’è la ragazza di Nettuno che torna a casa col setto nasale rotto e sostiene di essere caduta, ma quando il padre viene a sapere da altri che sono stati i pugni del moroso a ridurla in quello stato, lei si rifiuta di sporgere denuncia. Per noi che le osserviamo da fuori, le gesta dei due trogloditi sono le prove generali del prossimo delitto. Ma per chi le subisce sotto l’effetto di un’emozione malata e di una sconsolante immaturità sentimentale, appariranno forse una forma estrema e «macha» di passione.    (altro…)

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Ratifica convenzione Istanbul.La foto testimonia l’interesse travolgente con cui i deputati della Repubblica hanno seguito il dibattito sulla ratifica della convenzione di Istanbul, che finalmente riconosce la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani.

Esprimo solidarietà alla presidente Boldrini (quel puntino scuro sulla destra) e ai pochi superstiti (M5S). Se qualcuno volesse sapere perché le urne della politica sono sempre più vuote, gli basterebbe osservare le aule. Le urne si adeguano soltanto, partecipando a quel senso diffuso di impotenza che è il male sottile della democrazia.

Da La Stampa del 28/05/2013.

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La petizioneL’appello di “Ferite a morte”.

La Mori, Celentano e il progetto di una fiction Rai contro la discriminazione delle donne.

“La rivoluzione comincia in tv e noi faremo la nostra parte”.

Mori e Adriano Celentano hanno firmato tra i primi l’appello al governo perché si costituiscano gli Stati generali sulla violenza contro le donne. «Non abbiamo avuto esitazione — dicono — ma ci siamo anche chiesti subito cosa possiamo fare, per la nostra parte, di concreto. Gli appelli sono importanti per dare il senso di una spinta all’azione, ma poi ciascuno deve fare nel suo campo tutto quello che sa e che può».
E così, di domenica pomeriggio, al Clan si è ricominciato a discutere del progetto di una serie tv che riprenda da dove è rimasto sospeso il lavoro cominciato due anni fa, con quattro film per la tv sul tema della violenza contro le donne.
Claudia Mori: «Dobbiamo proprio cambiare schema di gioco. Cambiare linguaggio, stile, velocità. Dobbiamo avere il coraggio, lo dico con pudore, di fare una vera rivoluzione. So che le nostre forze da sole non bastano, ma dai simboli e dai messaggi che passano in tv dipende moltissimo la cultura diffusa. Allora pensiamo, Adriano ed io: che sia venuto il momento di uscire dal pessimismo e dal vittimismo, di uscire dal lamento e di proporre invece un modo positivo e aperto, forte, anche ironico per parlare di come le donne sono considerate nel nostro Paese. Di coinvolgere gli uomini, anche, e di metterli in prima linea perché fino a che questa resterà una battaglia delle donne per le donne sarà confinata in un ghetto».
Due anni fa la casa di produzione di Claudia Mori realizzò quattro film per la tv affidati a Liliana Cavani, Margarethe Von Trotta e Marco Pontecorvo, una serie intitolata Mai per amore,
da una canzone di Gianna Nannini. Ora il progetto è quello di una serie tv per la Rai. «A partire da questioni molto semplici. (altro…)

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Visto l’andazzo, sarà bene non sottovalutare il secondo caso italiano di lancio di acido sul volto di una donna: per sfigurarla, cancellarne il volto e l’identità, impedirle di esistere senza il permesso di un maschio rifiutato. È un contagio di importazione, arriva da paesi dove una “punizione” così atroce è diffusa; è lecito temere (augurandosi di sbagliare) che il clima socioculturale del nostro Paese, con il femminicidio in continuo e pauroso aumento, possa essere permeabile a questo e altri orrori.
Della condizione delle donne può dirsi la stessa precisa cosa che si dice della democrazia e dei diritti umani: che niente è dato una volta per tutte, che ogni conquista va rafforzata e difesa. La libertà delle donne è un termometro dello stato della nostra democrazia – che infatti è in cattivo stato. (altro…)

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Violenza sulle donne

Un omicidio su sei preceduto da stalking.“Pene troppo miti”.

ROMA— È dopo la denuncia che arriva il momento peggiore, una paura cupa che segue il coraggio. Perché l’aggressore è braccato ma la vittima è sola. E possono passare centinaia di giorni prima che la giustizia si attivi, fermando il primo, proteggendo l’altra, ed è proprio in queste settimane che spesso accade l’irreparabile. Michela Fioretti ad esempio. Da anni, invano, denunciava le violenze del suo ex marito, guardia giurata, tre settimane fa lui l’ha uccisa, con la pistola d’ordinanza, su un viadotto di Ostia, litorale di Roma. «Tutti sapevano, nessuno ha agito», hanno detto sconsolati i suoi colleghi. Perché il 15% dei “femminicidi”, (quasi un omicidio di donne ogni sei) è preceduto da denunce per stalking, un persecutore su 3 torna a colpire, ma ci vogliono almeno 6 anni di tribunale per vedere uno stupratore in carcere, e se l’aggressore è minorenne allora anche il processo si ferma, pure se si tratta di un branco, l’ha deciso la Cassazione, due anni fa, con una discutibile e discussa sentenza. (altro…)

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violenza-donneIn uno speciale viaggio durato due mesi Riccardo Iacona vi racconta da vicino le storie delle tante donne uccise nel nostro Paese, un numero che negli ultimi anni non accenna a diminuire.

E’ dal 2006, infatti, che la statistica delle donne uccise nel nostro paese è in continuo aumentofino alle centodieci donne uccise nel 2012 ,quasi una ogni tre giorni. Quasi tutte uccise dai mariti, ex mariti, fidanzati, ex fidanzati, cioè dalle persone che gli stavano più vicino, che conoscevano meglio, spesso dal padre dei loro figli. Di queste storie la cronaca ci racconta tutto, anche i dettagli più terribili, le trenta coltellate, gli ottanta colpi di mattarello, le botte prima dell’annientamento fisico. Ma la cronaca non mette mai queste storie l’una a fianco all’altra, le tratta come fossero storie singole, nate dentro un rapporto d’amore sbagliato, donne  morte per passione, per possesso, per gelosia. E cosi questa cronaca uccide le donne una seconda volta, perché cancella del tutto quello che queste morti ci stanno gridando, ogni tre giorni , dai marciapiedi delle nostre citta’ : “LIBERTA’”,“INDIPENDENZA”, “AUTONOMIA”,ecco cosa ci gridano queste storie. (altro…)

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Dunque domani donne e uomini di tutto il mondo – “un miliardo” – balleranno nelle strade e nelle piazze per dire no alla violenza contro le donne.
Mettiamo insieme qualche notizia recente. In India, dopo l’episodio atroce dello stupro di branco della studentessa “Amanat”, morta dopo tredici giorni di agonia, le donne che chiedono il porto d’armi per difesa personale si sono moltiplicate bruscamente. È entrato in funzione il primo tribunale composto di sole donne per giudicare crimini contro le donne.
In Italia, dove le uccisioni di donne sono pressoché quotidiane, le cronache hanno registrato due omicidi compiuti da donne, sul marito e sull’amante; nel secondo caso dopo anni di angherie. La cronista che ne ha riferito ha scritto, senza virgolette, “maschicidio”, a ragione (si può prevedere che il termine solo apparentemente neutro di “omicidio”, per non dire di “uxoricidio”, sia destinato a uscire dal lessico comune, e forse anche da quello giudiziario, quando si tratti di un uomo che uccide una donna o viceversa). (altro…)

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IndiaMorta la studentessa aggredita, proteste a Delhi.

JAISALMER — Le donne indiane sono scese in piazza per dire basta agli stupri. In migliaia protestano a Delhi dove la studentessa violentata su un bus da sei uomini è deceduta ieri per le ferite riportate. “A morte gli stupratori” gridano le giovani.

Qui, nel cuore dell’India rurale, la paura delle donne la cogli nello sguardo sperduto delle ragazzine che affrettano il passo davanti a gruppi di uomini sconosciuti. Le donne hindu che attraversano nei loro sari sgargianti le dune sabbiose alla periferia della Città d’Oro di Jaisalmer sanno che con il buio i rischi di un assalto degli uomini del villaggio sono alti come quelli nelle strade della metropoli. La studentessa di 23 anni stuprata dal branco in un bus di Delhi le cui condizioni peggioravano di ora in ora è morta ieri notte in un ospedale di Singapore e Sonia Ghandi assicura che il governo porterà i colpevoli in tribunale il prima possibile. Nel frattempo viene avviata una campagna per l’arruolamento di poliziotte per incoraggiare le donne a denunciare le violenze subite e garantire loro maggiore sostegno. (altro…)

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Maramotti

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Severino: “Servono altri passi avanti”.

A due giorni dalla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne il ministro della Giustizia annuncia che a breve il Senato ratificherà la Convenzione di Istanbul: “Le cause sono culturali e sociali”. Il sito del Pd lancia la campagna delle “Scarpe rosse”.

“Le donne sbagliano a credere che l’amore vince tutto”. A parlare, a due giorni dalla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è il ministro della Giustizia Paola Severino. La Guardasigilli, in un’intervista a Uno Mattina, ha anche annunciato la ratifica, a breve, della Convenzione di Instanbul, il trattato internazionale che affronta il fenomeno e ha tra gli obiettivi la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori. Domenica per la giornata mondiale, programmata dalle Nazioni Unite, in tutta Italia sono previste iniziative: incontri, dibattiti, spettacoli (qui il programma).  (altro…)

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In una società ormai incapace di tutelare le fasce più deboli della popolazione, avviene che una ragazzina di 17 anni si assuma la responsabilità enorme di salvare la sorella diciottenne, che gli adulti non hanno voluto proteggere. Con l’ultimo femminicidio commesso venerdì scorso a Palermo in cui Carmela Petrucci è stata uccisa mentre tentava di difendere la sorella Lucia dalle coltellate dell’ex fidanzato ventitreenne di quest’ultima, emerge l’urgenza non più procrastinabile di mettere a punto un piano nazionale che miri ad arginare la violenza verso le donne. Più di 100 sono state uccise da inizio anno. C’è una motivazione comune che lega questi delitti ed è l’incapacità da parte degli assassini di accettare che la compagna, di un’estate o di una vita, determini la fine del rapporto, prenda cioè in modo autonomo una decisione che avrà ripercussioni sulla loro vita. (altro…)

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