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Posts Tagged ‘Vittorio Zucconi’

EllekappaLo scenario.

La strage di Kunduz dimostra che, 14 anni dopo l’attacco ordinato da Bush, questa è sempre più una missione incompiuta Un conflitto a cui più nessuno pensa.

LA “GUERRA dimenticata”, quell’Afghanistan rimosso dalle coscienze e dai teleschermi del mondo, riesplode nelle rovine dell’ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz colpito dalle bombe della Coalizione. Restano almeno 19 morti, fra medici e personale afgano che inutilmente avevano tentato di avvertire i comandi militari, poi feriti, ruderi affumicati, collera fra la popolazione locale, inutili scuse formali del generale americano John Campbell al presidente Ashraf Ghani. E al fondo la constatazione che, quattordici anni dopo la troppo facile liberazione dell’Afghanistan dal regime dei Taliban e le promesse di George W Bush sulle travi contorte delle Torri Gemelle, anche questa è diventata una guerra sempre più sporca, che non potrà essere pulita da una vittoria.

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Il racconto.

Ogni mattina si trema quando un figlio esce di casa Il paradosso è che le stragi non fanno che aumentare la corsa alle armi.

LA NOTIZIA della strage arriva sempre mentre i tuoi figli, i tuoi nipoti, sono a scuola o al lavoro e non importa se il fatto accada a cento metri o mille chilometri da te: se vivi in America, nella terra dove ogni demente (semplicemente folle o lupo solitario) può essere armato come Rambo, sai che se è non questa volta, la prossima può toccare a te.

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Obama
LO SCENARIO – WASHINGTON – AL VERTICE dei loro mondi, l’uno e l’altro figli di immigrati nel Nuovo Mondo, Bergoglio e Obama, il Papa di Roma e il Sommo Pontefice laico della religione americana, si tendono la mano attraverso un oceano e quattro continenti. Sono tutti e due americani, figli di europei e di africani venuti da lontano nella speranza, per loro divenuta realtà, che oltre l’Oceano ci sarebbe stato quello che le terre natali non avrebbero potuto offrire: l’occasione, la possibilità di costruirsi una vita migliore.

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ambasciata

La cerimonia

Dopo 54 anni il vessillo torna a sventolare all’ambasciata americana, ma il segretario di Stato avverte: “Adesso più diritti umani. Il governo cubano apra la strada alla democrazia”.

L’AVANA – SI è alzata una bandiera, all’Avana, ed è caduto un Muro d’Acqua. Ora che l’aereo (disarmato) del Dipartimento di Stato sta parcheggiato sull’asfalto dell’Aeropuerto José Marti e i gli aerei commerciali americani atterrano e decollano ogni giorno, quello che abbiamo vissuto, quello che abbiamo temuto per mezzo secolo appare come un lungo, incomprensibile, stupido incubo. Cuba e Usa sono in pace. “No somos rivales, somos vecinos” ha detto John Kerry, il primo segretario di Stato americano a mettere piede a Cuba dal 1945, scoprendo finalmente l’acqua calda negli stretti della Florida sul fondo dei quali dormono i resti di migranti come quelli che oggi affondano nel Canale di Sicilia. E proclamando una verità che è sempre stata ovvia e che oggi suona rivoluzionaria per chi conserva la memoria dei 13 giorni del 1962 verso l’Olocausto Nucleare.

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Gli schieramenti
A SETTANT’ANNI esatti dalla spallata definitiva dell’Armata Rossa sul Fronte Orientale nell’inverno del 1945, la guerra torna a bussare alle porte della nostra Casa Europa e ci costringe a guardarla di nuovo negli occhi. Mentre migliaia di innocenti, e di meno innocenti — le cifre variano fra i due e i cinquemila — muoiono lungo le rive di fiumi come il Don che costringono la memoria a viaggi a ritroso in ricordi strazianti, l’eterno bivio tra escalation e diplomazia si ripresenta implacabile davanti alle cancellerie occidentali.

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Il bambinoGià in altre immagini diceva: “Morte agli infedeli” Toccherà agli esperti dire se è realtà o propaganda.
IL PICCOLO drone umano avvicina le sue vittime e le colpisce alla nuca. Così giocano i bambini dell’Is. E si vorrebbe credere che non fosse vero, il video del ragazzino che abbatte i prigionieri muovendosi come un automa teleguidato dal militante alle sue spalle. Si vorrebbe poter sperare che quella clip sia un montaggio, una fiction di propaganda creata dagli abili sceneggiatori del terrore nel Centro Media del califfato, “Al Hayat” (che significa, infame ironia, “la vita”). O una montatura gonfiata dall’attivista americana Rita Katz, e dai suoi sostenitori israeliani, che lo ha scovato per prima e diffuso, per alimentare le fiamme della guerra santa anti-islamica accese con il massacro di Parigi.

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SequestroTERRORE A SYDNEY.

WASHINGTON – NON servono più grandi aerei carichi di innocenti passeggeri usati come missili contro i grattaceli: oggi bastano un uomo solo, una bandiera nera, una famosa marca di cioccolatini a Sydney per far tremare il mondo. La proiezione del terrore che si diffonde ovunque, e istantaneamente, grazie a Internet è l’ultima arma nella guerra asimmetrica che il fanatismo combatte e vince, grazie alla nostra capacità di ingigantirne la minaccia. L’agguato di Sydney in una caffetteria che ironicamente augurava «Merry Christmas », buon Natale, dalla vetrina ai clienti prigionieri di un fanatico, in una città simbolo di una nazione che pure vanta soluzioni drastiche contro l’immigrazione irregolare e l’infiltrazione, è soltanto l’ultimo esempio della nuova strategia del terrore autoinflitto che l’Occidente tremebondo subisce.

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