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Posts Tagged ‘Vittorio Zucconi’

SequestroTERRORE A SYDNEY.

WASHINGTON – NON servono più grandi aerei carichi di innocenti passeggeri usati come missili contro i grattaceli: oggi bastano un uomo solo, una bandiera nera, una famosa marca di cioccolatini a Sydney per far tremare il mondo. La proiezione del terrore che si diffonde ovunque, e istantaneamente, grazie a Internet è l’ultima arma nella guerra asimmetrica che il fanatismo combatte e vince, grazie alla nostra capacità di ingigantirne la minaccia. L’agguato di Sydney in una caffetteria che ironicamente augurava «Merry Christmas », buon Natale, dalla vetrina ai clienti prigionieri di un fanatico, in una città simbolo di una nazione che pure vanta soluzioni drastiche contro l’immigrazione irregolare e l’infiltrazione, è soltanto l’ultimo esempio della nuova strategia del terrore autoinflitto che l’Occidente tremebondo subisce.

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Manifestazione
Washington – A decine di migliaia nelle strade e nelle piazze nel “Sabato della rabbia” per i morti di Ferguson, Cleveland e Staten Island. Gli agenti di New York attaccano de Blasio “Non venga ai funerali dei nostri caduti”.
«L’ALBERO del male ha radici profonde nella nostra storia», dice il presidente Obama, e i suoi frutti amari rotolano per le piazze e le strade d’America. Hanno provato anche ieri a scuoterlo, a Washington, a New York, a San Francisco, in tutte le maggiori città americane, cortei pacifici di persone di ogni colore ed età, nella “Giornata Nazionale della Resistenza”, ma troppe folle e cartelli come questi abbiamo visto per credere che le sue radici possano essere tagliate.
Sono trascorsi esattamente 50 anni da quando il reverendo Martin Luther King ricevette nel 1964 il Nobel per la Pace assegnato da un mondo dell’Uomo Bianco insieme sollevato dopo il terrore della rivoluzione e compiaciuto con se stesso. Ma per Michael Brown del Missouri, Eric Garner di New York, Tamir Rice di Cleveland, abbattuto dalla polizia impugnando una pistola giocattolo, il tempo della giustizia uguale per tutti è rimasto inchiodato alla verità che ieri ha spinto milioni di persone nelle strade: la polizia può abbattere cittadini di colore impunemente. Senza neppure passare per un processo.

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PROPRIO nel momento della vergogna per il caso Datagate, l’America estrae dal cilindro della propria democrazia vivente uno sconosciuto sindaco di New York che riaccende ammirazione, entusiasmi e speranze. Bill de Blasio, l’ex funzionario del Comune addetto alle lagnanze dei cittadini.

Il figlio di quella Brooklyn guardata per generazioni come la sorella minore della superba Manhattan nato oltre il ponte del potere, ripropone tutto quello che il mondo invidia a New York e che l’Europa non riesce a imitare: la capacità di rinnovarsi. (altro…)

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Il no alla guerra di Papa FrancescoBenvenuti al vero G20 del Pontefice unico leader in un mondo di potenti
Così la voce di Bergoglio si è imposta sulla stanchezza della politica
Il personaggio

WASHINGTON-CI VOLEVA un Papa venuto dalle Americhe per dare una lezione all’America. Era necessario il figlio di culture e di continenti diversi, non più ancorato alla stanca Europa, un uomo con il senso innato e istintivo del rimpicciolimento di un mondo senza più tempeste locali ed egemonie indiscusse.

CI VOLEVA uno così per fare quello che i potenti della Terra, nei loro sempre più irrilevanti festival delle vanità come i G20, non riescono a fare: trovare una voce che attraversi gli oceani d’acqua e di rancori. E che meriti di essere ascoltata.
Era stato accolto con molta indifferenza, e con un retrogusto di ironia, l’appello di Francesco alla giornata di digiuno, a quel piccolo gesto di autosacrificio e di autonegazione che è in tutte le religioni, da quelle che noi chiamiamo «primitive» a quelle teologicamente più complesse, una forma intensa e fisica di preghiera e devozione. I grandi media americani, e la cacofonia della Rete, avevano quasi ignorato questa iniziativa, involontariamente riaccreditando la famigerata battuta di Stalin sulle «divisioni del Papa». (altro…)

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La giornataL’allegria del pontefice contro la crisi della Chiesa.

TRE milioni di giovani di tutte le nazionalità per due giorni hanno sfrattato dai quattro chilometri della più famosa spiaggia del mondo giocatori di pallone, turisti, abbronzature, tanga microscopici (ma non i garotos da rua, bambini di strada che hanno continuato a tuffarsi nel surf mentre si recitava la liturgia della Messa) per ascoltarlo dire quello che la Chiesa Romana ha spesso dimenticato di dire: che non ci può essere «pacificazione» nella miseria e nell’ingiustizia. Parole che dagli anni della «Teologia della Liberazione» e dai vescovi contro come Helder Camara, non suonavano con tanta forza.
Gli obbiettivi delle telecamere e le parole dei telecronisti non riuscivano a rendere giustizia alla immensità di un popolo che si estendeva sulla spiaggia santuario del «sogno brasiliano» sotto l’ombra del Pan di Zucchero e i paragoni con altre manifestazioni di massa e concerti suonavano, più che involontariamente blasfemi, un po’ stonati. Papa Francesco ha distrutto il ricordo di Mick Jagger e degli Stones, che raccolsero «soltanto» un milione e mezzo di fan, di Lenny Kravitz, di Rod Stewart, che pure affollò
quasi tre milioni sulla spiaggia. Ha ridimensionato le cifre di altre Giornate della Gioventù guidate dal predecessore Benedetto XVI, come il milione a Madrid per la Veglia del 2011. Si deve tornare a Giovanni Paolo II e al suo carisma di pellegrino pontificale per trovare una folla più grande, i cinque milioni — record riconosciuto da Guinness — raccolti nel Parco de la Luneta a Manila, nel 1995. (altro…)

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Lo storico incontro.DUE uomini in bianco inginocchiati davanti a una Madonna Nera: è la prima e forse ultima immagine indelebile di qualcosa che il mondo non aveva neppure osato pensare possibile.

Ed è l’immagine indelebile della successione fra successori viventi di Pietro. Nella pace e nella serenità di una storia che sta finendo e di un’altra appena cominciata senza scismi, traumi, sferragliare di spade, lotte di re e imperatori, abbiamo assistito al passaggio umano, non formale, fra un vecchio ex Papa in vita e uno nuovo. Alla resurrezione di un potere spirituale che i fedeli credono trascendente, ma che ieri si è incarnato in quelle due figure tanto diverse e tanto identiche. (altro…)

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Il PapaIl volo del Papa che torna uomo “Sono solo un pellegrino all’inizio dell’ultima tappa”. Don Georg in lacrime. E le guardie svizzere lasciano il palazzo
L’addio.

NEL silenzio di un elicottero lontano, bianco e stagliato contro il sole cadente sopra Castel Gandolfo, il Pontificato di Benedetto XVI finisce non con un’apocalisse, ma con il sospiro di sollievo di un uomo che torna a farsi uomo. IL MIRACOLO di quanto è accaduto ieri a Roma, fra il distacco dell’Agusta Westland dell’Aereonautica italiana dal Vaticano alle 17.06 della sera e i neppure 120 secondi dell’ultimo saluto al mondo come Papa dal balconcino di un palazzetto nei Castelli Romani alle 17.30 sta nell’avere reso ordinario, banale, senza retorica, in fondo piccolo un evento enorme che cambierà la storia della Chiesa Cattolica. Non santo subito, ma uomo subito.
Da ieri sera alle ore 8, Joseph Ratzinger, ormai semplice «pellegrino» in viaggio «nell’ultimo tratto della vita», come ha detto lui stesso, vive nel piccolo studio nella residenza costruita dai Barberini sopra rovine di ville imperiali, illuminata dalla grande finestra sul lago Albano di Castelgandolfo, bello, scuro e un po’ malinconico come tutti i laghi vulcanici. (altro…)

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