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Posts Tagged ‘welfare’

Se c’è qualcosa che nel Novecento ha caratterizzato la miglior Europa è stato il maggiore welfare rispetto a quasi tutto il resto del mondo: salute, istruzione, magari anche casa e sussidi.

Certo, talvolta, era solo una concessione alle classi deboli per evitare che queste fossero attratte dal comunismo sovietico; altre volte invece assumeva aspetti clientelari e di scambio, come nei Paesi mediterranei. (altro…)

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generazione Boomerang

Il 70% degli under 30 è costretto a tornare alla casella di partenza, da mamma e papà. Ma ora tocca anche al 7% dei quarantenni.

È una migrazione al contrario. 
UNA RICHIESTA DI AIUTO AL WELFARE CHE ANCORA FUNZIONA: LA FAMIGLIA. 
Una coabitazione forzata con effetti imprevedibili e regole tutte da riscrivere 
Sette su dieci degli under 30 bussano di nuovo al nido d’origine. Magari portando con sé compagni e figli. 
UNA RINUNCIA ALL’AUTONOMIA.

Alcuni dicono che è come avere le ali spezzate. Altri non disfano mai la valigia. Altri invece, più ottimisti, parlano di “scalo tecnico”, di pausa obbligata, di momentanea sosta. Per tutti però, a venticinque, a trenta, addirittura a quarant’anni, l’approdo è lo stesso: la casa dei genitori, il welfare sicuro di mamma e papà, il luogo da cui si era andati via per tornare al punto di partenza. I sociologi l’hanno definita “generazione boomerang”, ti lanci fuori e vieni ributtato dentro, ma il dato ancora più nuovo è che tra i
boomerang kidsci sono ormai anche le classi dell’età adulta, chi ha perso il lavoro, chi si è separato, chi non ce la fa più a pagare l’affitto. (altro…)

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SEI anni sono passati dall’inizio della crisi, e tre sono gli stati d’animo di chi in Europa governa lo squasso o lo patisce. C’è chi si complimenta con se stesso, convinto che il peggio sia alle spalle: nei Paesi debitori le bilance di pagamento tornano in pareggio, l’intervento lobotomizzatore è riuscito, anche se il paziente intanto è stramazzato. Ci sono i catastrofisti, che ritengono euro e Unione un fiasco.

Di qui l’appello a riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente immolata. Infine ci sono gli europeisti insubordinati: essendo la crisi non finanziaria ma politica, è l’Unione che urge cambiare, subito e radicalmente. (altro…)

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Così il Welfare sostiene chi non ha figli o parenti.

SOLO il 49 per cento dei tedeschi vive in famiglia. E si tratta per lo più di famiglie di proporzioni molto ridotte. La percentuale è ancora più bassa a Berlino (ma anche a Brema): il 40 per cento. Che cosa sta succedendo in Germania e a Berlino? Va chiarito che in Germania, come in altri Paesi, si parla di famiglia in senso statistico solo se c’è una coppia, o ci sono figli. Se utilizzassimo la stessa definizione, in Italia non vivrebbe in famiglia il 10,7 per cento della popolazione, cioè chi vive solo, o vive con amici o parenti, purché non figli nubili/celibi. A questi si deve aggiungere un 0,5 per cento circa di persone che vivono in collettività: case di riposo, conventi, orfanotrofi, esercito, prigione. Come si vede, la percentuale di persone che, in un momento dato, non vive in una famiglia “vera e propria” in Italia è ben al di sotto del 51 per cento tedesco. (altro…)

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IMU

Domani scade l’imposta sulle seconde case.
Il fisco.

ROMA— Di certo c’è solo il fatto che domani è l’ultimo giorno disponibile per pagare la prima rata Imu sulla seconda casa, sugli immobili extralusso e sui vari capannoni commerciali e industriali, ma per quanto riguarda la prima abitazione, il futuro dell’imposta è tutto da definire. E questa incertezza allarma i sindaci e mette i comuni sul piede di guerra: non possono fare i bilanci di previsione e non sono in grado di garantire la qualità dei servizi per i prossimi mesi. Non sanno su quale gettito potranno contare per il futuro, né hanno garanzie su chi pagherà gli interessi per i «prestiti» necessari a coprire il «buco» delle mancate entrate.
La decisione di stoppare il pagamento della prima rata Imu sulla prima casa – presa dal primo Consiglio dei ministri del governo Letta – in teoria, non dovrebbe avere effetti immediati sui bilanci delle giunte. (altro…)

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ROMA. Contestate le misure della finanziaria Montecitorio, ore 10. Una distesa di ombrelli segnala che la manifestazione nazionale contro i tagli alle politiche sociali e l’azzeramento del fondo disabilità è pienamente riuscita.
Più di quaranta associazioni da tutta Italia hanno unito la voce per gridare che l’handicap non può essere considerato un costo. «Tutti a scuola», «Fish», «Anpas», «Unione Ciechi», «Associazione Papa Giovanni», solo per citarne alcune, da altrettante città come Napoli, Milano, Firenze, Padova; le tante cooperative sociali che quotidianamente offrono un servizio insieme a tanti genitori per il sostegno in classe.
«2 miliardi 516 milioni stanziati nel 2008 – ricorda Carlo Giacobini, di Fish – ridotti a 220 milioni nel 2012». «Tanto vale riaprire il T4 (progetto di eliminazione dei disabili fisici e psichici nei lager, ndr) – qualcuno grida dal palco – e gettare tutti nei forni crematori». «Se vogliono eliminarci – fa eco Massimo Vita, Unione ciechi – noi elimineremo loro uno per uno», mandandoli a casa per mancanza di voti.  (altro…)

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A confronto le buste paga erogate dai due grandi gruppi automobilistici: 2600 euro netti contro 1.400. Il lavoratore italiano prende di meno, paga più tasse e si ritrova welfare e servizi più scadenti. Eppure i bilanci della casa di Wolfsburg battono alla grande quelli del concorrente torinese. Intanto Marchionne chiede nuovi sacrifici e aiuti all’Europa.

Marta Cevasco e Jurgen Schmitt sono due operai metalmeccanici. Hanno quasi la stessa età: 52 anni la signora italiana e 50 il suo collega tedesco, un’anzianità di servizio simile, entrambi tengono famiglia (coniuge e un figlio) e fanno più o meno lo stesso lavoro non specializzato. Qual è la differenza tra i due colleghi? Semplice: lo stipendio. Jurgen guadagna molto di più. A fine mese l’operaia italiana arriva a 1.436 euro, quasi la metà rispetto al metalmeccanico tedesco, che porta a casa una retribuzione 2.685 euro. A conti fatti, Marta e Jurgen sono divisi da 1. 250 euro. Chiamatelo, se volete, lo spread del lavoro. E anche qui, come succede per la finanza pubblica, vince la Germania. O meglio vince Volkswagen e perde Fiat, perché i due operai che abbiamo scelto per questo confronto sono dipendenti delle due più importanti aziende automobilistiche dei rispettivi Paesi. Jurgen passa le sue giornate alla catena di montaggio dello stabilimento di Wolfsburg. Marta invece lavora in una fabbrica del gruppo del Lingotto. (altro…)

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Allarme della Ledha: “A rischio l’inclusione delle persone con disabilità”. Pesano i tagli alle politiche sociali e agli enti locali, ma anche una cultura politica che vede il welfare come carità, e non come dovere dello Stato di garantire i diritti.

 Gli alunni con disabilità crescono. Solo quest’anno, per motivi diversi e ancora tutti da indagare, nelle scuole si contano 30.470 disabili, oltre duemila in più rispetto all’anno scorso. Per contro, gli insegnanti di sostegno sono sempre meno. Effetto dei tagli indiscriminati alle politiche sociali. Se anche nell’ultima manovra correttiva dei conti pubblici, all’articolo 19, il rapporto 1:2 tra insegnante e alunno con disabilità è ricordato come punto di riferimento ottimale, il rischio è che questo rapporto si aggravi e diventi 1:3. (altro…)

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Presa diretta di Riccardo Iacona sulle proteste del non profit campano e la crisi del welfare.

Il welfare è diventato un lusso che non ci possiamo permettere? L’Italia non è un Paese per poveri? La ripresa non arriva e i tagli mordono sempre più.
Ogni anno con la finanziaria arrivano progressivamente meno e meno soldi per il “fondo sociale”. Il Governo ha respinto l’emendamento proposto dalle Regioni per il Fondo per la “non autosufficienza”.

Riccardo Iacona è andato con le telecamere di “PRESADIRETTA” a Napoli. In Campania la disoccupazione generale è al 40%. Solo lì stanno per fallire 200 cooperative sociali, 20mila lavoratori perderanno il lavoro: la Regione, il Comune e le Asl non sono più in grado di pagare per i servizi che fornivano. Chi da anni si fa carico di alleviare l’enorme disagio sociale sta aspettando 500 milioni di euro in arretrati. (altro…)

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Cambiamo il mondo, una storia alla volta.

Abbiamo immaginato un social network fondato su basi etiche.
Lo abbiamo costruito intorno alle storie delle persone, per le persone che sanno rintracciare nel quotidiano una scintilla di positività e speranza.
Perché nessun uomo è un´isola.

Si chiamerà “Shiny Note” e sarà pronto tra poche settimane, abbracciando un mondo rilevante in Italia. Utile a chi vuole raccontare belle storie o entrare in contatto con il mondo non-profit. “Tutto si fonderà su basi etiche e sarà destinato a chi ha ancora una scintilla di speranza”.

 Il Facebook della bontà sarà pronto tra poche settimane. Si chiama Shiny Note, ed è un progetto che ha l’ambizione di conquistare il mondo, partendo, stavolta, dall’Italia. Se Time ha incoronato il ragazzino Marck Zuckerberg come uomo dell’anno, inventore di una rivoluzione nel modo di comunicare, il nuovo social network che alla fine di gennaio sarà operativo su internet, ha tutte le caratteristiche per essere la novità di questi anni. Sul sito, che non è ancora operativo, ma che ha già raccolto un piccolo drappello di sostenitori, viene spiegato così: “Abbiamo immaginato un social network fondato su basi etiche. Lo abbiamo costruito intorno alle storie delle persone, e lo abbiamo destinato a coloro che sanno rintracciare nel quotidiano una scintilla di speranza”. Se su Facebook si cercano i vecchi compagni di scuola, su Shiny Note di troveranno, come in un salotto virtuale, gli amici con i quali lavorare.

Gli strumenti di scambio restano quelli universali della rete; ma l’obiettivo è completamente diverso. Basta chiacchiere “da bar” trasferite sul pc. I “mi piace”, non saranno riservati alla Nutella o alla Coca Cola, ma andranno a premiare i progetti migliori. Perché nella società afflitta dalla crisi economica globale, nel mondo alle prese con la necessità di ridisegnare il welfare, Shiny Note vuole essere uno strumento per intervenire sulla realtà. Per aiutare i tanti che hanno bisogno da una parte; e per consentire a chi vuole fare qualcosa per il bene collettivo di trovare il suo posto dall’altra. Soprattutto, vuole essere un faro acceso sulla speranza di costruire un mondo migliore. In Italia si tratta di una realtà di grande rilievo: l’8 per cento della popolazione dai 14 anni in su (4 milioni di persone, secondo i dati Istati del 2002), lavorano per gli altri, con un incremento a partire dal ’97 del 55 per cento. Sono le regioni del Nord Italia ad essere quelle più generose, con il Trentino Alto Adige che guida la classifica (21 per cento), seguito dal Veneto (oltre il 14), dal Friuli e dalla Lombardia (10 per cento). Il problema non è la volontà di partecipare; spesso è la difficoltà a far incontrare domanda e offerta e naturalmente il finanziamento. (altro…)

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