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Posts Tagged ‘wikileaks’

La tensioneIl dipartimento di Stato: “Sorvegliamo solo per sicurezza nazionale”. L’ex premier: “Complotto”.

ROMA – Il premier Renzi chiede un chiarimento formale agli Stati Uniti, la Farnesina convoca l’ambasciatore Usa, Forza Italia grida al complotto, anzi, alla «conferma del complotto», e torna alla carica sui fatti del 2011. I nuovi files del filone Wikileaks pubblicati ieri da
Repubblica e L’Espresso, le intercettazioni dell’allora premier Berlusconi e di alcuni suoi più stretti collaboratori, rimbalzano in mezzo mondo: spiazzano ma non sorprendono le cancellerie europee che, da Berlino a Parigi, erano già finite anch’esse sotto la lente della National Security Agency americana.

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Quello che era un sospetto (un grandissimo sospetto) sembra proprio che alla fine sia la pura realtà … il coinvolgimento degli USA nella strage di Ustica del 1980. Come riporta infatti Emanuele Midolo di Agoravox:

Tra i 251.286 cables rilasciati lo scorso 30 agosto da WikiLeaks ce ne sono due che aprono nuovi importanti scenari sulla strage di Ustica. I cables 03ROME2887 e 03ROME3199 inviati dall’addetto all’ambasciata americana a Roma, Thomas Countryman, al Dipartimento di Stato mostrano la preoccupazione degli USA riguardo la possibilità di una fuga di notizie e rivelano il loro “coinvolgimento” nella strage. Carlo Giovanardi difese in Parlamento la versione della bomba per tentare di negare le responsabilità americane. Ma, preoccupato, si lamentò con l’ambasciata: “Queste nuove rivelazioni minano la mia credibilità”. (altro…)

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Tra loro 150 innocenti. In Afghanistan era sufficiente indossare un orologio Casio per essere arrestati: era il detonatore più diffuso.

Una bomba nucleare pronta ad esplodere in Europa”. E’ solo uno dei segreti svelati dal Daily Telegraph, che cita i cablo di Wikileaks, contenuti negli interrogatori dei presunti terroristi reclusi a Guantanamo. Secondo l’intelligence americana, i prigionieri sui quali negli anni ha gravato il concreto sospetto di essere pericolosi terroristi sono stati 220, altri 380 sarebbero appartenuti ai gradi più bassi delle forze talebane mentre circa 150 sarebbero state le persone incarcerate e poi riconosciute innocenti.

I documenti – scrive il Telegraph – non fanno alcun riferimento alle tecniche di interrogatorio usate dai carcerieri di Guantanamo, non vengono citati, ad esempio, né il water-boarding né la privazione del sonno. Tra i detenuti, anche quindici leader terroristi. Il più importante è senza dubbio Khalid Sheikh Mohammed, la mente degli attentati dell’ 11 settembre 2001, che entro l’anno sarà giudicato da un tribunale militare. (altro…)

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In un cablo segreto spedito a Washington, l’ambasciatore americano rivela che ‘alti ufficiali’ dell’esecutivo di Berlusconi avrebbero preso tangenti per comprare tecnologie e centrali francesi.

All’inizio è solo un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un’ipotesi circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il ministro dell’Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre 4.000 cablo dell’ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese. (altro…)

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Fukushima le alte radiazioni bloccano il blitz degli elicotteri.
Si tenta con cannone ad acqua.
Wikileaks: conoscevano i rischi
Ma la Borsa rimbalza a +5,68%

TOKYO
Ormai è una corsa contro il tempo. Ma l’Apocalisse potrebbe avvenire da un momento all’altro. Fallito a causa dell’eccesso di radioattività il tentativo dell’esercito giapponese di riversare acqua sul reattore tre della centrale atomica di Fukushima 1, sarà adesso la Polizia Nazionale a provare un altro metodo, sperimentandolo sul reattore numero quattro. (altro…)

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Wikileaks ha cominciato a rendere noti circa 250.000 rapporti dalle ambasciate e dai consolati statunitensi in tutto il mondo. Già si parla di un Cablegate. A novembre 2010, un’abile campagna concentra l’attenzione sul sito, al punto che il giorno dell’attesa diffusione dei documenti è più volte inaccessibile, per sovraccarico o per attacchi informatici. Anche in seguito, sarà colpito da varie manovre; per esempio, il dominio basato negli Usa verrà chiuso, costringendo il sito ad assumere un indirizzo svizzero. Poi, dentro uno sciame denunciato come «maccartismo digitale», si collocheranno la disdetta del servizio da parte del sistema di pagamento PayPal, il boicottaggio di Amazon, e il blocco dell’accesso da biblioteche ed enti istituzionali Usa.
Il governo italiano trema già nell’imminenza della diffusione. Il comunicato dopo il consiglio dei ministri del 26 novembre, è umorismo nero:

Il ministro degli affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. (altro…)

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Questa volta, Berlusconi non potrà dire che i dispacci di Wikileaks vengono da «funzionari di terzo grado». Infatti è l’ambasciatore Ronald Spogli, spedito a Roma da Bush nel 2005, che nel febbraio del 2009 fa il bilancio dei suoi quattro anni a Roma, spedendo una lettera di consigli al nuovo ministro degli esteri, Hillary Clinton.

Ne ha viste parecchie, Spogli: è arrivato con Berlusconi premier, ha vissuto i due anni di Prodi e mentre sta per lasciare l’Italia c’è di nuovo il Cavaliere a Palazzo Chigi. Quindi alla Clinton spiega che cosa bisogna fare secondo lui per trarre il massimo vantaggio, dal punto di vista americano, dalle relazioni con Roma, anche se – inevitabilmente – poi scivola in analisi sulla politica nel nostro Paese. (altro…)

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LE NUOVE RIVELAZIONI: “LA LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ASSENTE DAI PROGRAMMI ELETTORALI”.

Nei file i dubbi dell’ambasciatore americano sul ponte di Messina.

Lo scrittore Roberto Saviano, citato nei documenti americani.

La mafia, i rapporti tra i politici e la criminalità organizzata, le infiltrazioni nel Sud Italia. Wikileaks mette on line nuovi cablo, e questa volta a finire sotto i riflettori è il lato oscuro della politica. «Anche se le associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa- scrive J. Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli, in un dispaccio del giugno 2008- almeno in alcune aree, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale».

E ancora: «Come ci ha ricordato Roberto Saviano, il tema (della lotta alla criminalità organizzata, ndr) è stato virtualmente assente dalla campagna elettorale di marzo-aprile», scrive Truhn in un dispaccio in cui suggerisce a Washington di «lavorare per fare presente al nuovo governo che la lotta al crimine organizzato è una seria priorità del governo Usa, e che i drammatici costi economici della criminalità sono un argomento convincente per una azione immediata». (altro…)

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Siccome gli amici si vedono nel momento del bisogno, appena le rivelazioni di Wikileaks hanno messo in imbarazzo B. si attendeva ad horas il soccorso rosso, anzi rosè, dell’inseparabile D’Alema, che tanto ha dato negli anni alla causa berlusconiana (i 20 milioni in nero presi da un imprenditore malavitoso, il pellegrinaggio a Mediaset “grande risorsa del Paese”, la Bicamerale, il ribaltone anti-Prodi, la “merchant bank” di Telecom, le bombe sulla Serbia, il “facci sognare” a Consorte che scalava Bnl, la Bicamerale a luci rosse di Giampi Tarantini). E infatti puntualmente è arrivato: alla vigilia di Natale, Wikileaks ha diffuso il cablo del 2008 con cui l’ex ambasciatore americano Spogli riferiva a Washington quel che gli aveva confidato Max nel luglio 2007: “La magistratura è la più seria minaccia per lo Stato italiano”. Il tutto mentre B. ripeteva che la magistratura è la più seria minaccia per lo Stato italiano. D’Alema ha risposto che l’ambasciatore l’ha “frainteso”, il che accade regolarmente anche a B. Per carità, può darsi che quel giorno del luglio 2008 D’Alema non abbia detto che la magistratura è una minaccia per lo Stato e che Spogli abbia frainteso anche lui (Max, come quasi tutti i ministri degli Esteri italiani, non parla inglese). Ma sarebbe molto strano, perché D’Alema ha sempre detto pubblicamente e privatamente che la magistratura è una minaccia per l’Italia. Quando indaga sui politici, s’intende. E non perché sia diventato comunista, ma perché è sempre stato comunista. E i comunisti non conoscono la divisione dei poteri: per loro esiste un solo potere, quello politico, anzi partitico. Ciò che va bene al partito va bene al Paese. (altro…)

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Ma voi avete capito qual è il motivo formale per cui è finito in galera? Ecco la storia surreale di una violenza sessuale mai avvenuta, di un profilattico rotto e di un’accusa che proprio non sta in piedi.

Il ministro degli esteri italiano Frattini, accogliendo con giubilo la notizia dell’arresto di Julian Assange, si è lasciato andare a una frase di troppo: “Era ora, per fortuna l’accerchiamento internazionale ha avuto successo”.

Un’ammissione, nemmeno troppo implicita, che le questioni sessuali per cui il fondatore di Wikileaks è finito in un carcere di Londra sono solo una scusa, e che è dentro per quello che il suo sito ha rivelato nei giorni scorsi.

Vale dunque la pena di vedere in che cosa consiste la vicenda del fantomatico ‘stupro’ per cui, formalmente, Assange è finito in manette a Londra, dopo che nei giorni scorsi l’Interpol aveva emesso un mandato contro Julian Assange per ‘crimini sessuali’.

In realtà, tecnicamente, ciò che sta emergendo è che il fondatore di Wikileaks è stato arrestato per aver violato una legge svedese che, in un’interpretazione estesa, arriva a punire chiunque commetta qualsiasi forma di scorretteza relativa ad atti sessuali anche consensuali.

Ma andiamo con ordine.

Come riportato dal settimanale americano Newsweek ad agosto 2010, a far nascere il ‘caso’ della giustizia svedese contro Assange è stato un avvocato sed esponente socialdemocratico svedese, di nome Claes Borgstrom (studio Borgstrom and Bostrom, Stoccolma) che rappresenta due donne le cui dichiarazioni hanno portato all’inchiesta contro mr. Wikileaks per ‘condotta sessuale scorretta’. (altro…)

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Mentre il Cainano svolazza fra Gheddafi e Putin per smentire le fandonie di Wikileaks e il prestigio dell’Italia non è mai stato così alto, arriva l’atteso monito di Napolitano. Ma al Csm, per raccomandare, “in una delicatissima fase della vita istituzionale”, il massimo “riserbo” nelle pratiche a tutela dei magistrati per “evitare situazioni che possono creare inopportune tensioni”. In effetti, in una delicatissima fase, mettersi a difendere i magistrati definiti “famigerati” e “associazione a delinquere” dal premier pare brutto. Eventuali fughe di notizie, da cui si desume che il Csm reputa un tantino eccessivo definire i magistrati “famigerati” e “associazione a delinquere”, potrebbero creare inopportune tensioni nel Paese. Si raccomanda dunque silenzio assoluto (al Csm, s’intende, non certo al premier). E questa è fatta. La Camera, poi, è stata chiusa fino a data da destinarsi, onde evitare che il governo caschi senza preavviso. E anche questa è fatta. La Consulta doveva decidere sull’(il)legittimo impedimento il 14 dicembre, ma opportune pressioni han fatto slittare la sentenza a gennaio. E anche questa è fatta. L’ideale sarebbe proprio chiudere tutto, indire il coprifuoco 24 ore su 24, spegnere le luci, chiudere il gas, sbarrare persiane e tapparelle, buio totale sine die. Purtroppo, a guastare l’agenda Napolitano, c’è questo maledetto Wikileaks che, non avendo sede in Italia, non può essere silenziato: anche un eventuale monito del Quirinale rischia di lasciare indifferente Julian Assange. Pazienza. Non resta che limitare i danni, facendo finta che ogni giorno non escano decine di cablogrammi che dipingono il premier come un puttaniere incapace, affarista e rincoglionito, e che le fonti non siano proprio i fedelissimi del premier, da Letta a Cantoni (la rivolta di Spartacus). (altro…)

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Osservate attentamente una qualsiasi foto del cosiddetto ministro Franco Frattini: lo troverete regolarmente assorto in un’espressione spensierata, nel senso etimologico del termine (senza pensieri), lo sguardo fisso verso un punto indeterminato dell’universo e il dito indice incollato al mento nell’atto di porsi una domanda che nemmeno lui conosce (figurarsi la risposta). Resta da capire come qualcuno possa scambiarlo per il ministro degli Esteri o, come scrivono i giornali più spiritosi, per “il capo della nostra diplomazia”. Sia come sia, Frattini Dry ha messo a punto una formidabile strategia per contrastare Wikileaks che, parole sue, “è l’11 settembre della diplomazia” perché “vuole distruggere il mondo”. Ha poggiato il ditino sul mento, ha riflettuto a lungo, ha rischiato l’ernia al cervello e infine ha diramato la dichiarazione di guerra: “Assange dev’essere catturato e interrogato per capire che gioco fa e chi c’è dietro”. Nel frattempo il mondo intero deve coalizzarsi in una santa e “compatta alleanza: senza commentare, senza retrocedere sul metodo della diplomazia e senza lasciarsi andare a crisi di sfiducia”. Nella fretta, Frattini s’è scordato di avvertire Frattini, che infatti seguita a commentare, retrocedere e lasciarsi andare a crisi di sfiducia. Il suo panico è comprensibile. Sono anni che passa le sue giornate a redarguire la stampa internazionale che ci dipinge come siamo e a tamponare le cazzate che il Cainano semina in giro per il mondo giurando eterna fedeltà all’ultimo che incontra per strada e alleandosi con tutti ma anche con i loro peggiori nemici. Ora mancava soltanto un sito che pubblica quel che le diplomazie alleate pensano di noi. Bisogna dichiarargli guerra. Frattini contro Wikileaks ricorda “Totò contro Maciste”, ma anche “Fracchia contro Dracula”. L’idea di fermare la diffusione di informazioni nemmeno segrete, ma solo riservate (disponibili sui siti interni della Difesa Usa a ben 3 milioni di funzionari americani che possono spedirle in tutto il mondo in un nanosecondo), arrestando e torchiando Assange, poteva venire giusto a un Frattini. (altro…)

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Quando Riccardo Luna propose il premio Nobel per la Pace a Internet, tra i molti che stortarono il naso c’erano quelli che “non si può fare perché perché Internet non è una persona fisica, ma un’infinita galassia in cui si mescolano ottime teste e pessimi elementi”.

Bene: direi che l’obiezione oggi è superata dal lavoro straordinario di Julian Assange, il figlio quarantenne della cultura hacker che ha mostrato al mondo come la condivisione delle informazioni attraverso il Web sia un patrimonio dell’umanità tutta.

Alessandro gilioli

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