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Posts Tagged ‘marco travaglio’

i-tre-tenori

Da settimane proviamo a districarci nella jungla pidina fra statuto, regolamento, circoli, sezioni, segreteria, direzione, assemblea, gruppi, conferenza programmatica, primarie, congresso, fusioni a freddo e commenti a caldo, scissione a rate e governo a orologeria, appelli all’unità e mosse in ordine sparso, ma ci arrendiamo: per noi è troppo. Il guaio è che non capisce nulla neppure l’elettorato, evocato da capi e capetti per fargli dire tutto e il suo contrario senz’avergli mai chiesto cosa pensa (le ultime volte che l’ha fatto, alle Comunali e al referendum, se n’è subito pentito). L’unica certezza è che muore un partito che non era nemmeno riuscito a nascere: resta da capire se sia eutanasia, suicidio assistito od omicidio. E per mano (o mani) di chi. (altro…)

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totoScissi dentro. “Bersani ai renziani: fermatevi” (Il Messaggero, 17.2). “Appello di Renzi: non andatevene” (Corriere della sera, 17.2). “Renzi: ‘Evitare scissioni, venite al congresso’” (la Repubblica, 17.2). “Una rottura adesso è incomprensibile” (Dario Franceschini, Pd, ministro dei Beni Culturali, ibidem). “Merola: ‘Ridicolo il divorzio per il congresso’” (ibidem). “Pisapia: ‘Sciagurato dividersi’” (la Repubblica, 19.2). “Siamo a un passo dalla soluzione” (Michele Emiliano, Pd, governatore della Puglia, 19.2). Quindi questa benedetta scissione chi l’ha voluta? Sta’ a vedere che è stata la Raggi. (altro…)

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travaglio

Tre anni fa, il 21 febbraio 2014, Matteo Renzi varcava il portone del Quirinale con la lista dei ministri del suo primo e forse ultimo governo. Gli italiani, che avessero votato Pd o un altro partito, speravano in lui. Era giovane, brillante, dinamico, popolare e un po’ populista, alieno dalle polverose fumisterie ideologiche e politichesi del vecchio politburo pidino. Parlava come mangiava, non pareva avere scheletri nell’armadio e soprattutto nessuno poteva imputargli nemmeno un grammo di responsabilità dello sfascio a cui i governi precedenti avevano ridotto l’Italia. (altro…)

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linformazione

Ecco, al dettaglio, lo spazio dedicato in prima pagina dai principali quotidiani alla notizia che Tiziano Renzi, padre di Matteo, è indagato per traffico di influenze illecite insieme al giovane mediatore Carlo Russo con l’accusa di aver raccomandato l’imprenditore Alfredo Romeo alla Consip diretta dal renziano Luigi Marroni per fargli vincere il lotto principale (609 milioni) dell’appalto più grande d’Europa (2,7 miliardi) in cambio di tangenti, soltanto promesse perchè, prima che si concretizzassero,qualche grazioso uccellino avvertì Marroni che era intercettato, così Marroni fece togliere le cimici dagli uffici della Consip e rivelò ai pm che gli uccellini erano quattro, tutti amici di Renzi come lui: il generale Tullio Del Sette, comandante dei Carabinieri; Luca Lotti, ministro dello Sport; il generale Emanuele Saltalamacchia, comandante dell’Arma in Toscana; Filippo Vannoni,presidente di Publiacqua. (altro…)

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travaglio

È vero che nella vita non si finisce mai di imparare. Ma tutto avremmo immaginato, fuorché di ricevere lezioni di giornalismo da quotidiani appena incorsi in uno dei più clamorosi infortuni professionali (chiamiamolo così) degli ultimi anni: quello che spacciava Luigi Di Maio per il santo protettore di Raffaele Marra, mentre aveva più volte chiesto a Virginia Raggi di rimuoverlo dalla poltrona di vicecapo di gabinetto. Intendiamoci: di sbagliare capita a tutti. Quando accade, si corregge l’errore e si chiede scusa (è capitato molte volte anche a noi). (altro…)

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travaglio

Ieri i lettori dei principali quotidiani, praticamente a edicole unificate, hanno appreso che Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e candidato premier del M5S, è un volgare e seriale mentitore. E non su un dettaglio trascurabile: su Raffaele Marra, il dirigente del Campidoglio arrestato a dicembre per corruzione. Di Maio aveva sempre dichiarato (l’ultima volta domenica a In mezz’ora) di aver chiesto a Virginia Raggi di allontanarlo da vicecapo di gabinetto, mentre – scrivono i giornaloni – ne era addirittura il “garante”. (altro…)

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travaglio

“La politica non deve agganciarsi ad atti formali nel giudizio, ma a una valutazione autonoma dei fatti. Si può cacciare uno che è innocente o tenerlo se è colpevole. Sono due valutazioni diverse: una è politica, l’altra di giustizia. Molte volte non c’è bisogno di aspettare la sentenza per far scattare la responsabilità politica, ma in questo Paese non avviene mai, neanche di fronte ai casi evidenti. In qualche caso la politica può dire ‘aspetto di vedere come va a finire’ o ‘mi sono fatto un’idea’, ma non può dire sempre ‘aspettiamo le sentenze’. (altro…)

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