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GalanGalan & C: i magistrati di Venezia hanno ricostruito nomi e cifre.

Due milioni esatti.È la cifra ricevuta da Giancarlo Galan in tangenti dal Consorzio Venezia Nuova e da altre società coinvolte nell’inchiesta del Mose. A un anno dalla tangentopoli lagunare che costrinse alle dimissioni il sindaco Giorgio Orsoni e trascinò in carcere anche l’exgovernatore e ministro Galan, il gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, quantifica al centesimo le mazzette elargite. I dettagli sono indicati nell’ordinanza depositata il 9 luglio con la quale il giudice, su richiesta del procuratore capo Luigi Delpino, dell’aggiunto Carlo Nordio, dei sostituti Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, ha sequestrato beni per 7,7 milioni a otto imprese coinvolte nell’inchiesta.   Continua a leggere »

Nel giorno in cui i musi lunghi del Fondo Monetario annunciano che la crisi in Italia finirà soltanto tra vent’anni, alcuni giudici della Cassazione appena sbarcati dal pianeta di Papalla sentenziano che «la perdita del lavoro non costituisce un danno grave alla persona». Un pizzicotto, tutt’al più.

La Suprema Corte si pronunciava sul ricorso di un imprenditore cuneese in causa col Fisco e in affanno coi soldi, che sosteneva di avere usato quelli destinati all’Iva per pagare le retribuzioni dei dipendenti. Che si tratti della verità o del fantasioso alibi di un commosso evasore, non è il punto che qui ci interessa. Ci interessa che i giudici di Papalla non abbiano ritenuto di inserire lo stipendio e il posto di lavoro nella cerchia ristretta dei valori la cui perdita procura una ferita insanabile alla dignità umana. Continua a leggere »

GUSTAVO ZAGREBELSKYL’Europa è un deserto dove comanda il potere dei creditori.

SI PARLA di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.
Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.

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ermini“Inutile e pericoloso” Tutte le ombre del ddl di riforma del processo penale: “Non hanno toccato i soliti noti”.

Nel ddl di riforma del processo penale si leggono cose strane. Gli articoli 3, 4, 5 e 6 prevedono aggravamenti di pena per i reati di voto di scambio politico/mafioso, furto e rapina. Che è una buona cosa. Peccato che analogo aggravamento di pena per il reato di corruzione(oggi punito da 4 a 8 anni,si voleva portare la sanzione da 6 a 10) è stato soppresso.   Così come è stata soppressa una norma che prevedeva la confisca del denaro e dei beni di cui non si poteva giustificare la provenienza o che erano sproporzionati rispetto al reddito percepito. Doveva, questa norma, essere applicata in caso di condanna per vari reati (mafia, spaccio di stupefacenti, rapina, estorsione, terrorismo) e anche, guarda che caso, per corruzione e concussione. Ma non se ne fa niente, chissà perché? Altro terreno minato, da evitare con cura, è la riforma della prescrizione. Tra gli altri casi, ne era prevista la sospensione dopo la sentenza di condanna di primo grado (per 2 anni) e dopo la sentenza di condanna di appello (1 anno).   Continua a leggere »

fondo-monetarioIl Fondo monetario chiarisce la portata della ripresa, l’esecutivo gioca coi numeri.

Senza una significativa accelerazione della crescita, ci vorranno dieci anni alla Spagna e quasi venti anni a Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi”. È un’analisi non nuova,mare petitaiuvant, soprattutto se l’ammissione arriva dal Fondo monetario internazionale nel suo report sullo stato di salute dell’Eurozona: nell’area della moneta unica la percentuale dei senza lavoro rimane “alta” e lo resterà “probabilmente a lungo”.   In realtà le previsioni di Washington sono pure più brutte di quanto appaiono:per molti paesi,tra cui l’Italia, sembra persino esclusa la possibilità del ritorno ai livelli di occupazione pre-crisi. Continua a leggere »

OrlandoI dem cambiano la norma sulle registrazioni rubate difendono invece i 3 mesi per chiudere le inchieste.

ROMA. Ben 500 emendamenti da votare, in gran parte di M5S, anche eliminati i doppioni, condanneranno oggi la legge su intercettazioni e indagini alla stagione degli esami di riparazione.
Il Guardasigilli Andrea Orlando ancora spera nel voto prima delle vacanze, ma due decreti (missioni internazionali ed enti territoriali) incombono. Il Pd comunque ha corretto la norma blocca Jene sulle registrazioni fraudolente e ha introdotto un’esplicita clausola di salvaguardia per i giornalisti. Ma resta una pena importante, fino a 4 anni, per chi registra «fraudolentemente» una conversazione privata e la usa. D’accordo lo stato maggiore di Ncd, dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, al vice della Giustizia Enrico Costa, al proponente Alessandro Pagano.

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yoramIN OSPEDALE   Virtuosi? Palazzo Chigi vuole di nuovo far cassa col Ssn, eppure in salute spendiamo già molto meno di Francia e Germania. Solo Grecia & C. hanno sforbiciato più di noi.

Il commissario alla spending review, Yoram Gutgeld, deputato del Pd e consigliere economico di Matteo Renzi, ieri non ha passato una bella giornata. Domenica, su la Repubblica, era uscita una sua confusa intervista: sembrava che il nostro si preparasse a fare 10 miliardi di tagli al Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il premier non l’ha presa bene: il governo aveva appena presentato in Parlamento un pacchetto di emendamenti al decreto Enti Locali che taglia già la sanità di 2,3 miliardi e non era il caso di mettere subito in allarme le Regioni. Continua a leggere »

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