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Ha fatto tutto lui, il grande antipatico.

“Non credevo che potessero odiarmi così tanto”, avrebbe detto Matteo Renzi ai suoi nell’ora più cupa della sconfitta, stando a un’attenta cronaca di Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera. “Un odio distillato, purissimo”, ma non degli italiani bensì dei suoi nemici nel Pd, avrebbe tenuto a precisare. E qui l’ex premier sbaglia di grosso perché nel serbatoio degli oltre 19 milioni di No forse di odio (sentimento privato e personale) ce n’è quanto basta mentre nei suoi riguardi di vera antipatia (che è un atteggiamento sociale) glielo garantiamo, ce n’è a fiumi. Continua a leggere »

E ora?

In caso di sconfitta, la mia carriera politica finisce ..
Me ne vado via, lascio ..
O forse no.
Passato un altro giorno dal referendum, l’opzione di andare ad elezioni subito (come vogliono Grillo e Salvini e pure Berlusconi) non è più roba da retroscenisti:
Alfano – titola il corriere online – vota a febbraio.
A frenare la corsa del “al voto, al voto” ci sono due ostacoli: il primo è la minoranza PD che non ha peso in segreteria ma il no di domenica ha ringalluzzito. Non alzeranno la voce, ma punteranno a tirarla per le lunghe, per logorarne la leadership in attesa di un nuovo cavallo.
Il secondo è il presidente della Repubblica, che ha spiegato bene a Renzi cosa si aspetta.
C’è il gruzzolo del 40% da mettere a frutto (con una brutta espressione), ma non sono voti del PD. Conosco personalmente elettori non PD che hanno votato si al referendum. Il 40% sono voti di un immaginario raggruppamento attorno a Renzi, ma cosa succederebbe in caso di un voto elettorale, per una coalizione, non è facile capirlo.
Renzi e i partitini della maggioranza, sanno però che devono agire in fretta: oggi, appena perdi la poltrona, rischi di non rientrare più nel gioco.
Di certo, con queste premesse, crolla del tutto l’ipotesi di ricucire tutte le rotture nel paese e anche all’interno della sinistra.
Nel discorso di “addio” Renzi ha detto una cosa che dovrebbe far capire quelle che sono le sue intenzioni: “Al fronte del No che ha vinto il referendum oneri o onori”.
Se in questa fase ci saranno degli oneri (e pochi onori in verità) è anche colpa sua: per aver gestito male i tempi del referendum, per aver basato la legge elettorale sulla riforma, per non aver risolto per tempo i problemi delle banche.
Facile ora andarsene (?) e gufare da fuori.
Due cose: a quanti dicono, Salvini vi ringrazia, rispondo dicendo che i Salvini si combattono facendo politica sul territorio, non seguendolo nel suo territorio di slogan e comparsate tv.
Riprendo quanto ha scritto sulla sua bacheca FB Daniele Sensi:

«Salvini ti ringrazia», dice. No, semmai Salvini ringrazia voi, che appendete l’egemonia culturale non a pratiche politiche diffuse, ma a un verdetto referendario che non attiene al gioco politico, ma alle sue regole. Quel gioco lo si vince sul campo, è sul campo che Salvini va contrastato, opponendogli sintesi culturali e reti di socializzazione che tengano insieme la complessità del reale. sbugiardando semplificazioni che quel reale invece lo atomizzano, mettendo gli uni contro gli altri. Salvini ringrazia voi, che, alla Politica e all’agire politico, avete, o avevate anteposto, pigrizia, comodità e pretestuose scorciatoie. E con quelle, sì, ogni battaglia è persa. Perché le battaglie si vincono battagliando. In politica si vince facendo Politica.  

Secondo, a quelli che, come Serra oggi, dicono che ora a dare le carte sarà l’establishment, rispondo dicendo che anche prima era così.
Ma è così difficile accettare l’esito di un referendum dove si votava su una riforma costituzionale?
Non si votava sul governo né su Renzi, questo si diceva.
Da unoenessuno.blogspot.it

berlusconiIl retroscena.

Larghe intese, le richieste di Fi: voto nel 2018, ministri nell’esecutivo e proporzionale.

ROMA – Da Arcore arriva una grossa mano d’aiuto al Quirinale. No a elezioni immediate, prima la nuova legge elettorale, solo dopo al voto. Il comunicato che Silvio Berlusconi fa partire da Villa San Martino, al termine del pranzo con cui riunisce lo stato maggiore di Forza Italia, stoppa i progetti di Renzi ma anche quelli di Salvini e Grillo, sponsor delle «elezioni subito». Il centrodestra si lacera al primo bivio post referendum.
L’ex premier non apre per ora a un governo istituzionale. «Renzi è stato un irresponsabile ad allestire questa sorta di giudizio universale, adesso sentiamo cosa intende fare, dato che aveva preannunciato le dimissioni e ancora non le abbiamo viste», dice il Cavaliere davanti ai capigruppo Romani e Brunetta, Toti e il rientrante Schifani, Carfagna e Gelmini, Bernini e De Girolamo, Gasparri, Biancofiore e Brambilla oltre ai “soliti” Gianni Letta e Niccolò Ghedini.

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supercazzoleCom’è venuto se n’è andato: senza elezioni. Un grande futuro alle spalle. In mille giorni ha sparato più balle di un cannone; più Mastrota che Machiavelli, ha traslato un clima di cappucci e cazzuole in un trionfo di supercazzole. Ha offerto mance a spruzzo ai suoi potenziali elettori e ponti d’oro ai suoi bramosi finanziatori (che qualcuno andò subito a incassare in Borsa). Ha comprato l’aereone per trasportarci il suo ego, ma il peso era tale che non riuscì quasi mai a decollare; si inventò “insostituibile” in un mondo che ha due Papi; ha seduto la rottamazione generazionale sulle gambe centenarie di Napolitano. Ha trasformato il Cnel nell’Anpi. Continua a leggere »

direzione-pd

Ci sono momenti in cui il politicamente e l’animalisticamente corretto si fondono in una superiore armonia, raggiungendo vette di stupidità umanamente perfetta. Ieri in Australia si è consumato uno di quei momenti, quando in tanti hanno chiesto il licenziamento del guardiano di un parco, reo di avere sferrato un cazzotto al canguro che aveva aggredito il suo cane.

Nel video si vede il cane bloccato dal canguro per la gola, il guardiano che accorre in sua difesa e il marsupiale un po’ bullo che lo sfida a singolar tenzone, ergendosi in posa da boxeur. L’umano gli allunga un destro di alleggerimento sul muso e il canguro lo ricambia con uno sguardo esterrefatto, lo stesso di Renzi davanti agli exit poll, prima di allontanarsi alla chetichella saltellando da par suo. Continua a leggere »

RESTO dell’idea che della Costituzione importi nulla a una buona metà degli elettori del No; e che l’altra metà, quella alla quale la Costituzione sta molto a cuore, non abbia i numeri e le forze per fare niente più di quello che ha già fatto, e cioè far cadere il governo Renzi. Detta all’ingrosso, i due trenta per cento (inconciliabili tra loro) che hanno surclassato, sommandosi, il quaranta per cento di Sì, non assomigliano neanche lontanamente a una maggioranza politica. Li accomuna solo la legittima contentezza di avere finalmente mandato a casa, nel più democratico dei modi e in una tranquilla giornata elettorale — molto più tranquilla dell’esagitata immagine del Paese che danno ogni giorno quasi tutti i media — il detestato giovanotto toscano. Continua a leggere »