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Allerta della Forestale a Prefettura e Comune il 17: “Mai visto”. Ora l’allarme dighe.

L’aggiornamento dell’orrore del Rigopiano, spazzato via dalla valanga il 18 gennaio, nella notte passata conta 6 morti, l’ultimo trovato ieri sera, 23 dispersi, uno in più: un ragazzo senegalese che lavorava nell’albergo di cui nulla era stato detto prima. La contabilità dei salvati è a quota undici.

I bollettini di Meteomont, il servizio sul rischio valanghe della Forestale, sono stati sequestrati dai carabinieri del nucleo investigativo, serviranno all’indagine dei pm Cristina Tedeschini e Andrea Papalia. Continua a leggere »

Oggi un summit al ministero delle Infrastrutture Gentiloni: poteri straordinari a chi deve ricostruire.

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“C’è un pericolo Vajont” poi la Grandi rischi nega Ma l’invaso sarà svuotato.

ROMA – Dopo il terremoto e la neve adesso arriva l’incubo dighe, lo spettro di un nuovo Vajont. A paventare il ripetersi della tragedia del ’63 quando una frana caduta nel bacino idrolettrico provocò 1.910 morti, è il presidente della commissione Grandi rischi, Sergio Bertolucci. E scoppiano polemiche, proteste, annunci di scuole chiuse ad oltranza, sindaci in rivolta e una riunione d’urgenza convocata dal governo per vederci chiaro sulla situazione degli invasi nelle regioni terremotate. Continua a leggere »

E’ un mio limite, ma di fronte al dolore non ho parole. Così, me ne sto zitto. Per esempio quando c’è il terremoto. Come cantava qualcuno, di fronte allo sgomento c’è solo l’immagine del grande smarrimento. Nelle terre devastate dal sisma ho molti amici, molti ricordi e ancor più fascinazioni. Sono terre meravigliose, anche se troppo spesso dimenticate. Faccio fatica a vedere le immagini, a leggere le notizie. E mi guardo bene dal partecipare al cicaleccio web di chi straparla di tutto, commentando – per forza – ogni notizia. A volte, anzi spesso, esiste solo il silenzio. Continua a leggere »

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LE MANIFESTAZIONI contro Trump in molte città d’America e del mondo hanno avuto una cifra di allegria e multiculturalità.

NON SOLO, era evidente la presenza di ragazzi e ragazze accanto ai militanti maturi che avevano organizzato la marcia. Un clima di festa della democrazia rara in un Paese che non si mobilita facilmente. La cerimonia d’insediamento di Trump è stata invece lugubre: tutti bianchi, pochissima musica. La metà della metà delle persone che ci furono per Obama. Ma questo non è stato sufficiente per giudicare il suo insediamento come fallimentare. Tutt’altro.

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Ciò che è accaduto ieri nella cerimonia del giuramento di Trump, non si può né ricordare né dimenticare. Non lo dimentichi perché uno come Trump è diventato presidente e comandante in capo del Paese di Roosevelt e di Obama. Non lo ricordi perché una buona parte dell’America non c’era, perché il nuovo presidente ha improvvisato un discorso corto e cattivo ma anche molto elementare, senza un guizzo di idea, senza alcun tipo di slancio e, curiosamente, senza quel tanto di contagiosa felicità che chiunque avrebbe se, all’improvviso e senza ragione, ti eleggono presidente degli Stati Uniti. Continua a leggere »