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La terra ha tremato in modo violento. Un’altra volta. E ci siamo trovati di nuovo dentro un incubo.

Ho percepito in diretta la lunga scossa di terremoto, che ha sconvolto alcune zone dell’Italia Centrale. In questo periodo, da molti anni, mi trasferisco a Urbania. Al confine con Urbino – e anch’essa città ducale. Così, nella notte fra martedì 23 e mercoledì 24 agosto ho sentito muri e pavimento muoversi, le lampade oscillare e molti oggetti battere e scivolare. Ho cercato subito sui siti una notizia, un’informazione. Ma avevo capito. Troppo facile immaginare cosa fosse successo. Il problema era “dove”. E con quali effetti. Continua a leggere »

PericolositàGli ingegneri: la messa in sicurezza non interessa. E i vincoli di bilancio impediscono le ricostruzioni.

Se la cancelliera Merkel si fosse ritrovata per le mani il nostro Appennino il mondo sarebbe cambiato e le normative sulla stabilità sarebbero state subito recepite da Bruxelles”. Armando Zambrano è presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri e fa notare una cosa che agli occhi degli esperti è ovvia: “In Europa ci si preoccupa più del risparmio energetico che della sicurezza delle nostre case. Questo per un motivo politico: sul territorio dell’Unione i Paesi ad alto rischio sismico sono praticamente solo Italia e Grecia”. Francia e Germania, ad esempio, ne sono pressoché immuni.

 

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Costruire

Abbiamo le norme antisismiche migliori al mondo ma facciamo pochi interventi nonostante gli sgravi fiscali previsti. Ecco come mettere in sicurezza gli edifici.

Cuscinetti speciali e pilastri così le case possono resistere.

IL RISCHIO è noto. Le norme antisismiche fra le migliori al mondo. E l’ingegneria oggi promette “danni zero” o quasi. Perché allora quelle vittime, in un sisma classificato come “moderato”, un gemello del quale ad aprile in Giappone aveva causato nove morti?

Perché in Italia le norme antisismiche sono recenti e le case antiche. E perché — è la risposta provocatoria di alcuni esperti — di terremoti ne vediamo troppo pochi. «Le grandi tragedie ci colpiscono ogni 4-5 anni, poi ce ne dimentichiamo» spiega Paolo Clemente, ingegnere dell’Enea, capo del laboratorio Prevenzione rischi naturali e mitigazione effetti.

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TerremotoIl vigile del fuoco e la bambina di quattro anni sopravvissuta per sedici ore sotto i calcinacci accanto alla sorellina morta “A L’Aquila avevo tirato fuori solo cadaveri, qui ho pianto di gioia”.

PESCARA DEL TRONTO – «Non sono un tipo a cui piace raccontare, ma stavolta mia moglie Edwige ha insistito: fallo, Massimo, racconta di Giorgia e di come l’hai salvata, regala a tutti questa storia. E allora ok, forse stavolta ha ragione Edwige. Sono Massimo Caico, vigile del fuoco a Teramo con vent’anni di servizio, e non dimenticherò mai gli occhi di quella bimba di quattro anni che si schiudono mentre torna a vivere dopo più di 16 ore sotto due metri di macerie».

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Provincia

Nel 2014 il Pd ne aveva celebrato la cancellazione, ma esistono ancora come organi riservati a sindaci e consiglieri comunali. E i Consigli vengono rinnovati in mezza Italia.

Il trucco c’è, e si vede. Perché al di là di tweet e celebrazioni da #cambiaverso, le Province vivono e lottano (si fa per dire) insieme a noi. Anche quando si chiamano “città metropolitane”, sigla diversa che sotto la sua pomposità cela sempre loro: i vecchi enti locali. Così coriacei che votano per riprodursi anche in agosto, con urne riservate a sindaci e consiglieri comunali, proprio come avverrebbe per il Senato sfigurato dalla riforma renzianissima. Quella che le Province giura di ucciderle per davvero, togliendone menzione dalla Carta. Una promessa di oggi, che fa già a cazzotti con quelle di ieri. Un paio di anni fa l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio (ora ministro dei Trasporti), festeggiava: “Le Province sono state abolite nella loro classe politica, da adesso sono solo agenzie al servizio dei Comuni”. Lo giurava il Delrio “padre” dell’omonima legge, la 56 del 7 aprile 2014. Una svolta epocale che doveva svuotare di poteri e funzioni enti costosi e pletorici, giurava il Pd. Con risparmi, assicuravano, per un miliardo all’anno. Continua a leggere »

«Perché non mettere a disposizione il Campo Base di Expo per ospitare gli sfollati del terremoto? Mi pare una destinazione idonea, invece che farci un campo ‘profughi’».

Lo ha scritto ieri Roberto Maroni su Facebook, comprese le virgolette attorno alla parola profughi: come dire che veri profughi non sono.

Maroni era ministro degli Interni nel governo che gestì la vergogna dell’Aquila: decenza vorrebbe che di terremoti e simili non parlasse mai più. Continua a leggere »

Costi

Dal sisma del Belice continuiamo a spendere soltanto per ricostruire. Pochi spiccioli per rendere le case antisismiche.

Una scia di disastri e occasioni perse lunga i mille chilometri dello Stivale, dal Belice (1968) al risveglio dell’Orcolat, che squassò il Friuli nel ’76, fino a quel 6 aprile 2009 azzoppò L’Aquila. Tutto pagato a caro prezzo: oltre 150 miliardi di euro e il conto salirà ancora. È la storia di una sconfitta, quella della “prevenzione del rischio sismico” che l’Italia, spaventata dai costi, ha derubricato a missione impossibile sul nascere, confinandola alla sola evoluzione normativa. Continua a leggere »

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