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Poche cose mi inquietano come il sospiro di sollievo unanime di ieri: quando tutti hanno detto “ha vinto Hillary, ha vinto Hillary”.

Poche cose mi inquietano così perché le attribuzioni di vittoria che ho letto si basavano tutte sulle argomentazioni, sui ragionamenti: nei quali in effetti, con la sua consueta lucidità, la candidata democratica ha sbaragliato il suo caotico avversario.

Tuttavia mi sono immaginato una birreria di Cincinnati, di quelle con i trespoli davanti al bancone e la tv attaccata al muro: dove la gente ascolta distrattamente o non ascolta per niente, ma in compenso guarda le facce, le espressioni, i linguaggi del corpo, le rigidità, insomma il cosiddetto paraverbale: chiedendomi chi ha vinto, davvero, per loro. Continua a leggere »

il-4-dicembreSiccome non ha niente da fare – economia tutto bene, Paese in perfetto ordine, nessuna emergenza – il presidente del Consiglio annuncia il suo tour propagandistico per il Sì. Duecento incontri in sessanta giorni: significa che perdiamo uno che governa il Paese (poco male, nel caso specifico) e guadagniamo un piazzista in trance agonistica. Un po’ come se uno, impiegato all’anagrafe, andasse dal capoufficio a dirgli: ehi, capo, per due mesi vado a lavorare in banca.

La ricaduta di questo sforzo bellico sarà mostruosa. Ogni sera e ogni giorno i telegiornali ci diranno di Renzi di qui e di Renzi di là, sarà un bombardamento senza precedenti, una specie di pandemia del consenso obbligatorio. Il Fatto Quotidiano, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fornisce alcuni consigli, profilassi e modi per aumentare le difese immunitarie. Continua a leggere »

“Caos Giunta Raggi”: da un mese è il titolo fisso diSky Tg 24, alimentato ogni giorno dal rifiuto di qualche assessore vero o presunto, con l’ultimo no giunto ieri da Salvatore Tutino. Il caos nelle antiche cosmologie greche è “lo stato di completo disordine degli elementi materiali preesistente alla formazione dell’universo ordinato” (Sabatini Coletti). Nella lingua parlata è sinonimo di disordine, confusione, trambusto. Ma noi non facciamo sconti e proponiamo a Sky qualcosa di più tosto, tipo: “Gran Casino Giunta Raggi”. Poi, se si vuole argomentare, ecco una serie di varianti: Virginia Raggi, la bella addormentata. Grillo, il comico finale. Continua a leggere »

natangelo

iodiconoIl 28 maggio 2013, JP Morgan compose un documento di sedici pagine, significativamente intitolato in questa maniera: “Aggiustamenti nell’area euro”. Merita di essere letto. A pagina 12 e 13 si parla espressamente delle Costituzioni dei Paesi europei. Così troviamo scritto:

«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea». Continua a leggere »

boschi

Una visita istituzionale dai contenuti debolucci e la ministra che spiega la riforma ai sudamericani con passaporto nostro.

In Argentina, ma anche in Brasile, o perché no, in Uruguay, si stavano appunto chiedendo: com’è la riforma costituzionale italiana? Chi vuole arrestare il cambiamento? Il destino magico, sapiente ingrediente della letteratura sudamericana, stavolta è amico: per fugare dubbi e tappare falle in Argentina, ma anche in Brasile, o perché no, in Uruguay, c’è andata nientemeno che la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi. Continua a leggere »

bersaniPier Luigi Bersani

L’ex segretario avverte: “Io sto cercando di salvarlo dal baratro, ma deve proporre subito la modifica dell’Italicum”.

ROMA – «Io davvero non capisco, non me ne faccio una ragione. Come fa Renzi a non vedere quel che sta succedendo in Europa e nel mondo? Come fa a non sentire quel che ribolle sotto di noi… Io lo sento, lo sento. Si comporta da irresponsabile, così finiamo nel burrone. Eppure il 2018 è lì che arriva. E se lui dice che vince il Sì e tira dritto, senza cambiare l’Italicum, andiamo a finire contro un muro». Pierluigi Bersani conversa mentre scende la scalinata che conduce a un’uscita secondaria di Montecitorio. Discute del futuro, del Pd e del referendum. «Se vince il No Renzi non deve dimettersi, semmai farà un altro governo…». L’ex segretario è preoccupato davvero, soprattutto dall’onda populista che rischia di travolgere tutto. E si sfoga.

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