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Taddei: blocco della rivalutazione resta agli assegni più alti Per il Nens il costo per lo Stato è di oltre 16 miliardi di euro.

 ROMA – Il governo a caccia di una soluzione per il caso del blocco della indicizzazione delle pensioni per il biennio 2012-2013 «firmato» dalla coppia Monti-Fornero. Il costo della sentenza della Corte costituzionale, emessa dopo una divisione marcata all’intero dell’organismo, sale di ora in ora: secondo i calcoli di Antonio Misiani del Nens, centro studi che fa capo a Bersani e Visco, il peso complessivo sui conti dello Stato salirebbe a 16,6 miliardi. Si tratterebbe di 13,7 miliardi dovuti alla mancata rivalutazione del 2012-2013 ai quali vanno aggiunti gli effetti della mancata capitalizzazione degli anni successivi (dal ‘14 l’indicizzazione è tornata ma partendo da basi più basse) e della sottostima del tasso di inflazione al momento del varo del provvedimento nel 2011.

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Camorra

La candidatura di Enricomaria Natale in Campania per De Luca. Il papà Mario fu arrestato due volte per camorra.

Agli inizi del dicembre scorso, il giorno 4, l’avvocato Mario Natale venne scarcerato e il figlio Enricomaria diede pubblicità alla sua gioia con un improvviso spettacolo di fuochi d’artificio, nel centro di Casal di Principe, dove i Natale abitano. Fu lo stesso Enricomaria che postò il video dei fuochi sul suo profilo di Facebook e scrisse: “Mario Natale torna in Libertà: è INNOCENTE”. Le maiuscole sono quelle originali, del post. Dieci giorni dopo, il Tribunale del Riesame dissequestrò beni per oltre 50 milioni di euro a Natale: 55 terreni, 41 immobili, 8 fabbricati commerciali, 16 automezzi, 15 quote societarie, 13 società e 5 ditte individuali. Continua a leggere »

SalviniMILANO – È il giorno della rabbia della destra, quella leghista, quella forzista e quella estrema, dopo le auto bruciate e le vetrine frantumate di venerdì scorso. Due manifestazioni diverse, in tutto neanche mille persone. Se non è un flop poco ci manca, soprattutto se si fa il raffronto con domenica scorsa, quando migliaia di persone si sono ritrovate senza bandiere di partito per ripulire la città. Due raduni contro «i delinquenti dei centri sociali», contro il sindaco Giuliano Pisapia «che i loro voti se li è sempre andati a cercare, adesso fa l’ipocrita» — grida Matteo Salvini davanti a Palazzo Marino — contro il “comunismo” insomma, «perché alla base di tutto alla fine c’è sempre quello», sentenzia un militante del Carroccio.

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CivatiIl dissidente Pippo Civati.

La battuta ha l’eco dell’addio: “Ho concluso presidente, in tutti i sensi”. Con quella risposta a Laura Boldrini durante le dichiarazioni di voto, Giuseppe Civati sembra aver certificato lo strappo definitivo con il Pd.   Lei ha lasciato ufficialmente il partito.   La battuta mi è venuta sul momento.   Ma pare ugualmente un addio.   Ho voluto dire che c’è un problema politico insormontabile.   Quindi?   Ora si aprono due strade: o ci sarà un atteggiamento determinato e compatto della minoranza del Pd, oppure questo governo non potrà più essere sostenuto. E quindi non si potrà più fare parte della maggioranza. Per essere più chiari, non sono mai stato così vicino a lasciare il Pd.   Potrebbe cambiare idea solo se la minoranza cambiasse passo. Esattamente. Bisogna dimostrare di essere pronti a rischiare tutto. E da qui a qualche giorno. Ma qualcosa si muove tra i dissidenti? No, siamo ancora al punto di dover capire cosa succederà il giorno dopo. Ma ora i nodi sono arrivati al pettine: nel Pd ormai si è rotto tutto.

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Spese pazzeTra le somme contestate anche acquisti nei sexy shop.

BOLOGNA. La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio al giudizio per 16 consiglieri regionali emiliani del Pd, nell’inchiesta sui rimborsi ai gruppi consiliari tra giugno 2010 e dicembre 2011. Due esponenti dem escono da quella ormai nota come “inchiesta spese pazze” con una richiesta di archiviazione, mentre la posizione dell’attuale governatore Stefano Bonaccini era stata stralciata in precedenza e poi archiviata. Per tutti gli altri indagati si chiede il processo. Nella nutrita pattuglia, anche il deputato Matteo Richetti, renziano della prima ora che aveva fatto del taglio ai costi della politica la sua bandiera da presidente dell’assemblea legislativa. Con lui anche Damiano Zoffoli, oggi europarlamentare, cui vengono contestati 8mila euro e l’ex assessore regionale Luciano Vecchi.

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In piazza

GIANNINI ATTACCA LO SCIOPERO. OGGI INSEGNANTI IN PIAZZA DA MILANO A PALERMO.

Matteo Renzi si dovrà rassegnare. Oggi la scuola riempirà le piazze italiane, sette da Aosta a Palermo e la protesta contro la sua riforma sarà udibile a tutti. Da qualche giorno, il capo del governo e del Pd, ha provato a cambiare registro dicendosi disponibile a discutere con i suoi oppositori. Ma, al momento, sembra una posizione a uso dei grandi media più che una reale volontà di dialogo. La prova è che dopo l’incontro con gli insegnanti precari avvenuto dietro al palco della festa dell’Unità, domenica scorsa , ieri dal governo sono partiti attacchi a tutto spiano contro gli insegnanti e i sindacati.   IL PIÙ DURO È STATO il sottosegretario Davide Faraone che ha definito la protesta di oggi come il prodotto di una “minoranza chiassosa”. Poi ha attaccato duramente anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ieri in un’intervista aveva definito non potabile la proposta del governo. A rincarare la dose è stata la ministra, Stefania Giannini, che ha ripetuto il concetto espresso finora: la riforma è buona, sono i critici a non voler discutere nel merito.   Continua a leggere »

A colpi di maggiornaza

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