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Posts Tagged ‘Andrea Scanzi’

Ci sono crimini che mi tolgono (quasi) ogni certezza, persino le più radicate, a partire dal mio rifiuto per la pena di morte. Sarà che più passa il tempo e più l’unico eroe credibile mi pare sia l’ispettore Callaghan – ma se preferite Tex o lo Straniero senza nome, tutta gente che non bada al sottile quando trova un criminale -, ma troppe cose mirano a togliermi ogni anelito alla pietà. Perché la pietà devi meritartela: mica è gratis. E non la meriti se violenti una donna, crimine tra i più abietti e mai (mai) perdonabili. Solo una carogna può farlo, e quasi sempre queste carogne operano in branco perché da sole non ce la farebbero. (altro…)

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A Rimini – Nardella urla “Allah Akbar” e ride col collega Brugnaro: lo sketch del renzusconismo.

C’era aria di leggenda, quando al Meeting di Rimini si sono incontrati Dario Nardella e Luigi Brugnaro. Un simile brainstorming non si vedeva, e viveva, dai tempi di delle cene tra Minnie e Bombolo a casa del Poro Schifoso. In un parossismo di genialità e guittezza, l’ineffabile Nardella ha gridato “Allah Akbar!” al sindaco di Venezia, che aveva appena borbottato appelli gandhiani tipo questo: “Il buonismo è finito. Se uno grida Allah Akbar in piazza San Marco ghe sparemo!”. (altro…)

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Non vorrei essere nei panni di chi cura quel che non è curabile,ovvero l’immagine di Renzi. Ieri, l’ex premier sperava di creare l’evento; di apparire credibile; di uscire vincitore. Al contrario, la sua prova a Bersaglio mobile è stato l’ennesimo flop.

Il suo libro, intitolato con consueta originalità Avanti, andrà in classifica e per questo molti scriveranno “ancora un successo per lui”, ma ci andrà solo perché a luglio è impossibile non andarci (se l’autore è famoso). La verità è che Renzi, ieri, ha di nuovo sbagliato tutto. Tre prove. (altro…)

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E’ spesso un piacere leggere Michele Serra. Lo è per la forma e la sostanza, quando parla di tutto tranne che di politica. Se scrive di quest’ultima, il piacere si limita unicamente alla forma. E’ sempre meno attratto dalla scrittura politica, e lo capisco ogni giorno di più. Dopo l’ultima batosta patita dal partito che non smetterà mai di votare, Michele ha scritto una settimana fa: “La ingovernabile presunzione di Renzi e il vecchio calcificato settarismo dei suoi odiatori porteranno quasi certamente allo stesso esito anche alle politiche: perché nei miracoli non crede più nessuno, forse nemmeno chi, come Pisapia e Prodi, sta provando a progettarne uno. Nel frattempo i voti di destra tornano a casa, come i bambini dopo le vacanze”. Si noti: per Serra l’unico difetto di Renzi è la presunzione. Un po’ come il traffico in Sicilia in Johnny Stecchino. (altro…)

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C’è Pisapia, all’anagrafe Giuliano, e c’è Orlando, il Jack Pisapia che non è uscito dal gruppo. In due non ne fanno uno, o almeno così sembra. Un po’ si somigliano, anzitutto nel collezionare i quasi. Quasi di sinistra, quasi di rottura, quasi alternativi a Renzi. Quasi di opposizione, quasi arrabbiati, quasi ribelli (parecchio quasi). Entrambi odiano il carisma, essendo in ciò pienamente ricambiati. Come noto, una delle ultime frasi scritte da Salinger prima di andarsene fu questa: “Uscendo di casa ho visto un frassino. (altro…)

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Europee a parte, peraltro le elezioni che agli italiani non sono mai fregate nulla tranne (chissà perché) nel 2014, Renzi ha perso tutto. Sempre. Comunque. Con costanza invidiabile, vorace, totalizzante. Ora l’ultimo (?) tassello: un disastro totale, a parte Padova (menomale: Bitonci al massimo potrebbe essere sindaco di Stocazzoland) e non molto altro. Una slavina epica. Oserei dire imperitura. D’Alema, nel 2000, si dimise per molto meno. È ancora torcida inesausta, come il 4 dicembre: però per gli altri. Eppure – vedrete – da domani ripartiranno con la storia che questa variante del Pokemon tontolone è una lince ineffabile. “L’unica alternativa al populismo”. (altro…)

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Un giorno gli storici si porranno anche domande stupide. Molto stupide. Per esempio: “Cos’è stato il renzismo?”. Possiamo rispondergli in tempo reale.

Il renzismo (cioè niente) in breve? Una “classe dirigente” di sconfinata pochezza. Anche nei suoi elementi “meno” improponibili. Prendete ieri mattina a OmnibusEmanuele Fiano, uno di quelli che il Pokemon Tontolone di Rignano manda in tivù nei casi disperati, ammette candidamente all’eversivo Marco Lillo che Luigi Marroni (mai indagato) è stato fatto fuori perché ha confermato le accuse. (altro…)

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