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Posts Tagged ‘società’

Il faldone giudiziario appena precipitato nel cestino di un tribunale torinese contiene la storia indicibile per antonomasia: una creatura di sette anni ripetutamente offesa dal patrigno. Le prove del reato sono scolpite nel suo corpo, oltre che nella sua memoria. Tutto depone a favore di un epilogo rapido e scontato. Invece, tra rinvii e cambi di imputazione, la prima sentenza di condanna arriva quando la bambina è ormai adolescente. La pratica prende una boccata d’aria per poi precipitare nel girone infernale dell’Appello. Si sposta dal tribunale di Alessandria a quello di Torino, dove fa perdere le sue tracce per nove anni, schiacciata sotto cumuli di altre vite in attesa di giustizia. La sentenza successiva non può essere che di proscioglimento, dato che nel frattempo è scattata la tagliola della prescrizione. La giudice costretta a firmarla se ne vergogna, al punto da chiedere scusa al popolo italiano.

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Quindici fattorini di una multinazionale che consegna pasti a domicilio hanno perso il posto per avere protestato contro l’esiguità del salario: due euro e settanta a commissione. Qualche lettore «diversamente giovane» obietterà che anche lui, all’alba dei suoi vent’anni, veniva pagato a cottimo. Si chiamavano «lavoretti», ma oggi i diminutivi hanno perso ogni accezione poetica e si protraggono ben oltre la giovinezza, configurando una condizione permanente di precariato a cui la tecnologia ha aggiunto un tratto insopportabile di disumanità. (altro…)

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Il fondatore di Facebook ha scritto un manifesto politico in cui non si candida alla presidenza degli Stati Uniti, ma direttamente a quella dell’umanità. Con buone possibilità di riuscirci. Mark Zuckerberg incarna il volto presentabile della globalizzazione. Ha poco più di trent’anni, uno sguardo mite, un’azienda che offre servizi piacevolmente gratuiti, una vita che è già un film di successo e un distillato di opinioni illuminate, dove si sprecano parole come pace, ambiente, libertà e progresso. Nulla a che vedere con gli avidi banchieri di Wall Street e i frigidi sacerdoti dell’establishment, che il ceto medio ha smesso di votare perché considera responsabili del suo impoverimento.

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iacona
Nujeen Mustafà è una ragazza curda siriana: nel suo libro ha scritto del suo viaggio dalla Siria alla Germania, su una sedia a rotelle: è stata una delle ultime profughe ad entrare in Germania, prima dell’accordo con la Turchia (diventata il gendarme d’Europa).
Nujeen vive insieme alla sorella, partita con lei da Aleppo, in una casa fornita dal governo,parla già tedesco e va a scuola: pienamente integrata in un contesto che l’ha accolta.
“Se conosci le cose stai meglio” – racconta, perché il suo corpo non sta bene, ma la sua testa funziona. Ha imparato l’inglese leggendo i sottotitoli delle serie, per la sua curiosità: la sua famiglia l’ha protetta e accudita e che ora è purtroppo rimasta in Siria.

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Ha destato qualche scalpore la notizia che un ristoratore di Padova abbia applicato 13 euro di «sconto bambini educati» (così recita lo scontrino) a una tavolata di clienti della domenica. Ne ha destato almeno altrettanto la scoperta che esisterebbero bambini in grado di stare a tavola per ore senza lanciare urla e posate sui commensali più vicini e senza trasformare i bagni del ristorante in un corso d’acqua navigabile. Pare che i silenziosi piccoli alieni non avessero neppure un computer per i videogiochi e riempissero il tempo tra una portata e l’altra colorando fogli di carta con dei pennarelli. Invece di chiamare un assistente sociale o almeno un hacker di Putin che li ammaestrasse alle gioie della modernità, il ristoratore ha premiato i genitori con lo sconticino di cui sopra, lanciando quella che potrebbe diventare una moda.

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Questa la lettera che ha lasciato Michele, uno dei figli della generazione a cui è stato rubato il futuro:

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

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ANDREBBERO studiate seriamente dai politologi le manifestazioni molto vivaci di “democrazia diretta” messe in campo dagli ultras di calcio in Italia. Per esempio punire il presidente di una squadra ultima in classifica bruciandogli la macchina (Pescara). Presenziare a un processo importante urlando in coro “pezzo di merda” all’imputato (Viareggio). Degradare i calciatori sconfitti intimando la consegna delle maglie alla curva (Genova). Pretendere e ottenere la sospensione di un derby perché una diceria (falsa) sostiene che un bambino è morto investito dalla polizia, gli odiati sbirri (Roma). Sconsigliare, con successo, l’acquisto di un calciatore ebreo (Udine). Minacciare e picchiare calciatori accusati di scarso rendimento (quasi ovunque in provincia).

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