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Posts Tagged ‘società’

Con il ministero della Paura in servizio permanente effettivo, sarà bene non alimentare ulteriormente la caldaia del panico: la sentenza di Ivrea che stabilisce un legame diretto tra tumore al cervello e onde del telefonino non ci obbliga ancora a scegliere tra lo smartphone e la vita. (Anche perché molti sceglierebbero lo smartphone). Tutto comincia dall’orecchio tappato del signor Romeo, per ironia della sorte dipendente Telecom. Le lastre rivelano un tumore raro e fortunatamente benigno, che però comporta la perdita parziale dell’udito. Nel suo lavoro Romeo ha tenuto il telefono appiccicato all’orecchio almeno tre ore al giorno per quindici anni. Chiede un vitalizio riparatorio e il tribunale glielo riconosce, basandosi su una perizia che per la prima volta inserisce le onde magnetiche tra le cause certe di cancro. (altro…)

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Il nuovo libro dello scrittore è la storia di un sacerdote attratto dai bambini tra immagini shock, il corpo di Aylan e un’ambigua dedica a don Milani.

Il protagonista dell’ultimo romanzo di Walter Siti, “Bruciare tutto” (Rizzoli), è un prete pedofilo. E anche se l’unico rapporto sessuale completo che ha vissuto con un bambino risale a molti anni prima, quando ancora non aveva preso i voti, don Leo non può fare a meno di pensare al sesso ogni volta che vede un bimbo. Don Leo prega, digiuna, combatte una lotta di cui cerca di non far trapelare nulla all’esterno.

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Quando sabato sera, alle nove in punto, ha varcato il sipario del «Teatro del Popolo» di Gallarate, l’attore Giovanni Mongiano si è reso conto che in platea non c’era nessuno. Ma non per modo di dire. Non c’era proprio nessuno. Sotto di lui le poltrone rosse splendevano di mesta vuotaggine. Neanche uno spettatore pagante. Ma neanche uno non pagante, che nella patria dei biglietti omaggio è qualcosa di più di una bestemmia: una notizia. Mongiano non ha smesso di sorridere e ha incrociato lo sguardo degli unici altri esseri umani presenti in sala, la cassiera disoccupata e la tecnica delle luci che poi ha raccontato la storia a un giornale locale. Perché a quel punto, nel teatro deserto, l’attore ha deciso di recitare comunque. L’intero monologo, senza saltare una battuta. Così ha preso forma una di quelle magie che capitano talvolta, e non solo a teatro: una situazione avvilente è diventata emozionante e l’umiliazione si è trasformata in gloria.

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C’è un ingegnere poetico, a Bristol, in missione per conto dell’Ortografia, questa dea continuamente bestemmiata da blasfemi di ritorno, ma ormai anche di sola andata. A venerarla sono rimasti alcuni lettori, occhiute vestali della grammatica che ogni mattina rivolgono ai giornali il loro grido di dolore. L’ingegnere si muove col favore delle tenebre. Quando, con un cappuccio calato sulla testa e una scala pieghevole sotto l’ascella, gira i quartieri in cerca di scritte ignoranti da riparare. Le vetrine della città come una lavagna immensa. Cominciò dall’apostrofo infiltratosi in un’insegna luminosa che non lo faceva dormire la notte (l’apostrofo, non l’insegna). Lo rimosse con uno scalpello e si sentì subito meglio. Era il 2003 e non ha più smesso. Bristol non sarà l’Italia — i «po» con l’accento o senza, e mai che ci scappi un apostrofo —, ma anche lì il lavoro non manca. Ci sono genitivi sassoni da accudire, plurali monchi bisognosi di protesi, vocali sbadate e sbandate in cerca di sistemazione. Lui arriva, si arrampica e provvede.

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QUALCHE mese fa, sulla sua bacheca di Facebook, un padre di 43 anni aveva scritto che voleva solo vedere il suo “cucciolo”, un bimbo di 9 anni che i giudici avevano affidato esclusivamente alla madre. Poi, ieri, la tragedia: l’uomo è andato a recuperare a scuola il figlio in provincia di Napoli, lo ha portato con sé in Toscana, ha aperto in macchina una bombola del gas, è morto soffocato. L’idea dell’uomo era molto probabilmente quella di uccidere anche il bambino, il quale però, miracolosamente, è riuscito ad aprire la portiera della macchina, a chiedere aiuto e a sopravvivere.

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Otto vigili urbani in cerca di un gatto sono indubbiamente una notizia. Assai più normale sarebbe che otto gatti cercassero un vigile urbano, considerato quanto sia raro trovare un esemplare di quella specie sulle nostre strade, quando se ne ha bisogno. E invece una pattuglia di otto agenti della polizia comunale di Venezia, spavaldamente guidata dal comandante, si è precipitata dalle parti di Marghera per rintracciare il felino di un consigliere di maggioranza, Matteo Senno, finito per errore (il felino, non il consigliere) in un ricovero di gatti forastici. L’assessore alla Sicurezza ha voluto rassicurare i veneziani che il Comune si sarebbe mosso con analoga solerzia anche se il gatto fosse appartenuto a un cittadino qualsiasi. (altro…)

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