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Posts Tagged ‘società’

La settimana scorsa la Cassazione ha definitivamente messo la parola fine alla storia (giudiziaria) sulla strage di piazza della Loggia a Brescia: la bomba in quella piazza gremita per una manifestazione dei sindacati è stata messa da esponenti della destra fascita con l’aiuto e la copertura dei servizi.
Temo che per Ustica, l’abbattimento del DC9 IH-870 dell’Itavia sui cieli del Tirreno la notte del 27 giugno 1980, la stessa speranza rimarrà vana.
Il contesto è diverso: dietro la tragedia di Ustica (o de I-Tigi, come l’ha chiamata nel suo spettacolo Marco Paolini) ci sono i vertici dell’aeronautica militare, paesi della Nato e probabilmente anche delle complicità da parte della politica.

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Taormina non vuole i trentotto migranti che le assegna il piano di ripartizione studiato dal governo. Trentotto sono pochi, per di più destinati alla periferia, come racconta Felice Cavallaro su Corriere.it. Il sindaco e gli albergatori ci tengono però a precisare che la loro resistenza non è dettata dal razzismo, ma dall’incompatibilità ambientale. Proviamo a tradurre l’ardito neologismo: per non rovinare l’immagine appena rilucidata con i soldi del G7, i profughi brutti, sporchi e potenzialmente cattivi vanno mandati in località più compatibili, cioè meno turistiche. Sarebbe interessante che il sindaco andasse a dirlo di persona ai colleghi di Giarre, Licata e Acireale, ciascuno dei quali giustamente convinto di vivere nel posto più bello del mondo: prendeteveli pure voi i nostri scarti, noi siamo Taormina e ci teniamo la crème. Diventa difficile pretendere dall’Europa quella solidarietà che ci rifiutiamo di applicare tra italiani.

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Guardo i ragazzi sciamare per strada dopo il tema di maturità e avverto l’imbarazzo di essere stato, rispetto a loro, un privilegiato. Ricordo le emozioni di allora, lo stato di panico che si sarebbe ripresentato negli incubi adulti, quando mi sarei rivisto davanti alla commissione d’esame e a un foglio bianco, senza sapere ancora quale vita ci avrei messo dentro. In realtà il giorno degli esami sapevo benissimo che una vita ci sarebbe stata e che quella prova iniziatica mi sarebbe rimasta impressa proprio perché unica: il preludio a un futuro magari non altrettanto memorabile, ma disseminato di sufficienti certezze e reti di protezione. La maturità era il rito con cui si usciva dall’età dell’incoscienza per entrare in quella della ragione. Adesso segna il passaggio dal pianoro delle tutele al bosco del precariato. Dall’età dell’incoscienza all’età dell’ansia.  (altro…)

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Un uomo scende dalla moto e solo allora si accorge di avere smarrito la moglie (Leggi la notizia). Succede. Non è che i maschi possono fare più di una cosa alla volta, con il rischio di sbagliare anche quella. Quando lui era partito quaranta chilometri prima da una piazzola dell’Astigiano, aveva già dovuto occuparsi di svariate incombenze. Allacciare il casco, staccare il cavalletto e infine viaggiare evitando le buche più dure, come cantava il poeta. Ci sta che un marito travolto da una tale concatenazione spasmodica di eventi tralasci di controllare che la passeggera nuziale sia a bordo. E non si dica che avrebbe dovuto insospettirlo la mancanza di segnali di vita alle sue spalle.

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Ieri mattina, tra i banchi di un mercatino di Parigi, si è ulteriormente scolorita la distinzione tra destra e sinistra, surclassata dalla vera dicotomia del nostro tempo: chiusura-apertura. La ex portavoce di Sarkozy, esponente di quella che un tempo avremmo chiamato destra moderata, è stata aggredita da un tizio malmostoso sulla cinquantina che le ha tolto di mano i volantini elettorali e glieli ha sbattuti in faccia, forse cercando di colpirla con un pugno e di sicuro gridandole addosso: «bobo de merde». L’ultima parolina non ha bisogno di traduzione e in Francia vanta anche una nobile tradizione. Invece «bobo» sta per bourgeois-bohème, borghese alternativo.

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SE FOSSI uno dei 7043 elettori di Ismaele La Vardera, che si è candidato alle comunali di Palermo solo per filmare di nascosto la campagna elettorale e farne un documentario “di denuncia”, penserei questo: credevo di essere un cittadino che esercita il suo diritto di voto (diritto importantissimo), ero, invece, la comparsa inconsapevole di uno show. In quanto comparsa, chiedo di essere regolarmente retribuito secondo le regole sindacali vigenti nel mondo dello spettacolo. Non rimborsato o risarcito: retribuito. Perché se dobbiamo diventare, tutti, carne da telecamera, tanti Truman inconsapevoli, tanto vale che ci paghino.

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La parola chiave di questa storia è «auto». Al principio l’automobile che un emozionato Lorenzo Alberton, di professione autista, parcheggia sotto l’ospedale di Bassano del Grappa dove la moglie ha appena partorito, il 6 marzo 1981. Per la tensione il neopadre si dimentica di estrarre l’autoradio. Allora gli italiani erano soliti portarsela a spasso sotto l’ascella e finire poi per dimenticarla sulla sedia di un bar. Quando Alberton torna al parcheggio, l’autoradio non c’è più. Se n’è andata in uno strascico di vetri rotti, lasciando un vuoto incolmabile. Passano trentasei anni e una cinquantina di governi, finché il 25 maggio 2017 l’autista ormai in pensione riceve una raccomandata: è del ladro, che chiede scusa e allega un assegno di cento euro. Il costo del maltolto, rimodulato sul cambio di moneta e sull’inflazione. (altro…)

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