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Archive for ottobre 2010

L’altra sera al Tg La7 lo zio Tibia Sallusti spiegava che la Repubblica del Bunga Bunga vanta illustri precedenti: tutti i grandi della storia, da Napoleone a Mitterrand, da Kennedy a Clinton, amavano le donne. Invano Padellaro tentava di spiegargli che qui le donne c’entrano come i cavoli a merenda. Ieri Belpietro ripeteva a pappagallo su Libero che “la storia è piena di capi di Stato puttanieri. Il più noto è Kennedy” e poi Mitterrand, Clinton e tutti gli altri: “Se Kennedy fosse ancora vivo, le sue abitudini sessuali indurrebbero Bersani a chiederne le dimissioni?”. Tutt’intorno, titoli inneggianti all’“elisir di bunga vita” (battutona), a B. che “la sa più bunga dei suoi avversari tetri e bigotti” (ri-battutona), all’“orgoglio etero di Silvio” (mica come i culattoni della sinistra), al suo “stile di vita liberale ma poco borghese” (tipo Einaudi, per dire). Sotto, la lingua vellutata di Mario Giordano, la vocina del padrone, informava che “la gnocca fa bene, è ufficiale”, “è bastato un po’ di bunga bunga e via: eccolo lì di nuovo in pista, cazzuto e grintoso come da qualche settimana non si vedeva”, e via con una serie di eleganti metafore sul ritrovato vigore del Cavaliere di Hardcore: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare… Più lo attaccano con la gnocca, più lui si galvanizza”, “in Europa ottiene un risultato storico”, a Napoli “annuncia l’accordo coi sindaci”, senza dimenticare “le parole quantomai equilibrate e misurate sulla giustizia”, ergo “se tanto mi dà tanto, un’altra lenzuolata di D’Avanzo e riprende slancio la riforma dell’Università, un paio di articoli di Travaglio e riusciremo ad accelerare l’avvio del nucleare… la riduzione delle imposte e il quoziente familiare”, “gli insulti a base di gnocca, lungi dal prostrarlo, provocano a B. la stessa reazione delle arachidi a Superpippo: lo riattizzano. Più cercano di tirarlo giù, più lo tirano su. Sia detto senza allusioni, ma a lui il bunga bunga fa quell’effetto lì”. (altro…)

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Report: bonifiche fantasma e pesci ripuliti dal catrame per essere venduti. Sui fondali davanti a Genova giacciono ancora cinquantamila tonnellate di greggio. Che non fermano i pescatori.

pescatori,Altro che Louisiana, la marea nera di petrolio abita qui. Davanti alle coste tra Genova e Savona più di 50mila tonnellate di greggio giacciono sui fondali. Dimenticate da chi avrebbe dovuto bonificare la zona, inquinano l’acqua, intossicano e ricoprono di una melma grigiastra i pesci che si ammalano di cancro. Solidificato dal tempo fino ad apparire come massi lunari, il petrolio affolla le reti dei pescatori liguri nonostante vadano a gettarle lontano dalla zona off limits. Eppure, secondo le autorità, qui non dovrebbe esserci traccia del più grande disastro ecologico del Mediterraneo. Quello della superpetroliera Haven, inabissatasi davanti ad Arenzano con 144mila tonnellate di greggio dopo un esplosione che provocò la morte di cinque marinari l’11 aprile del 1991.

Da allora sono passati quasi vent’anni ma gli effetti di incuria o disattenzione, burocrazia o superficialità che denuncia Report in un documentario di Sigfrido Ranucci in onda questa sera, sono evidenti tra quei pesci morenti incatramati dai fondali. Un disastro senza colpevoli visto che la compagnia greco-cipriota è uscita assolta dopo aver addossato le responsabilità al capitano, morto nell’incidente. Un disastro che continua nell’indifferenza, nonostante ricercatori, pagati dallo Stato, abbiamo messo in allerta governo e ministeri della gravità della situazione.
Ma andiamo con ordine. Bastano pochi numeri a raccontare questa storia italiana. All’indomani dell’incidente, gli esperti stimano il danno ecologico in duemila miliardi di lire. L’Italia ne riceve 117 come risarcimento che decide di impiegare così: 32 per bonificare il mare e 60 ai Comuni del litorale come risarcimento. In realtà, di miliardi ne sono stati spesi solo 16 (circa 8 milioni di euro) ma per bonificare parte della Haven – dopo che il governo Berlusconi li aveva affidati nel 2005 alla Protezione civile – certificando poi che le acque erano pulite. Così non era, evidentemente, ma tanto fa e così gli altri 8 milioni di euro destinati a disinquinare il mare – e attribuiti di nuovo alla Protezione civile nel 2009 – sono stati impiegati per mettere in sicurezza la Stoppani, un’azienda che aveva inquinato di cromo e rame le acque, e in parte per la mobilità dei lavoratori. (altro…)

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La Corte di Cassazione ad aprile del 2008 lo ha condannato a un anno e sei mesi per violenza sessuale aggravata dall’abuso d’ufficio. A giugno di quest’anno, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, ha firmato l’ordinanza che lo nomina vicedirettore generale. E sulla vicenda nove consiglieri provinciali del Pdl mercoledì hanno presentato un’interrogazione scritta a Zingaretti. Ma proprio quel giorno lo stesso Zingaretti ha firmato un’altra ordinanza nella quale accoglie le dimissioni dall’incarico (non dall’amministrazione provinciale) presentate dal dirigente. Una storia che merita di essere raccontata.

Se tu dai una cosa a me. I fatti risalgono a molti anni fa quando il dirigente, R.D.S, lavorava al Comune di Roma. Secondo i giudici l’uomo avrebbe preteso “giochini erotici” dalle organizzatrici delle manifestazioni culturali che bussavano alla sua porta in cambio di permessi per l’Estate Romana. E per questo è stato condannato in primo grado e in appello. Lui nel frattempo ha partecipato a un concorso per dirigenti alla Provincia, lo ha vinto ed è stato assunto.

La sentenza definitiva. Ad aprile scorso, però, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna: un anno e sei mesi di reclusione per violenza sessuale aggravata dall’abuso di ufficio (pena sospesa con la condizionale). A questo punto gli uomini di Palazzo Valentini si pongono il problema: «Abbiamo aperto un procedimento disciplinare – spiega il direttore generale Antonio Calicchia – Ma dopo mesi di confronti con il dirigente e il suo avvocato abbiamo stabilito che non ci fossero gli estremi per il licenziamento».

Dalle stalle alle stelle. Dall’eventuale licenziamento si è passati alla “promozione”. Il 21 giugno di quest’anno il presidente Zingaretti, su proposta proprio di Calicchia che lo ha scelto tra vari dirigenti, ha firmato l’ordinanza numero 137 con la quale nomina R.D.S. vicedirettore generale della Provincia di Roma. «Nessun aumento di stipendio, nessun premio» assicura Calicchia, ma sicuramente un ruolo di maggior responsabilità e potere.

La fuga di notizie. La nomina resta quasi sotto silenzio. Fino ai giorni scorsi quando i consiglieri Simonelli, Tomaino, Bertucci, Lancianese, Scotto Lavinia, Petrella, Indicco, De Angelis e Stefani hanno cominciato a muoversi per vederci chiaro. E mercoledì 27, quando finalmente hanno avuto in mano un po’ di carte, hanno presentato un’interrogazione scritta a Zingaretti. Il caso ha voluto che proprio due giorni prima R.D.S avesse dato le dimissioni dall’incarico per “troppe competenze”. Dimissioni che il presidente della Provincia ha accolto proprio mercoledì 27. Zingaretti, ieri, non ha commentato. «Quel dirigente è un validissimo professionista – conclude Calicchia – Ho la massima fiducia in lui. E poi bisogna leggere bene la sentenza. Non ha violentato nessuno. Ha solo tentato di dare un bacetto sul collo ad una signorina».

solleviamoci.wordpress.com

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Sette nuovi scatti, mai esposti al pubblico, e sei gia’ noti realizzati in Italia. Questo il nucleo centrale della rassegna Hiding in Italy dell’artista cinese Liu Bolin, in mostra da oggi fino al 14 novembre alla Fondazione Forma. La mostra e’ supportata da Fondazione Italia Cina, Boxart Galleria d’Arte, Asian Studies Group, Veneranda Fabbrica del Duomo e Mazen, con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano.La rassegna offre la possibilita’ di ricostruire il percorso finora svolto da Liu Bolin, attraverso una ventina di opere della serie Hiding in the city, realizzate in Cina e nel resto del mondo tra il 2006 e il 2010, oltre agli inediti che hanno come soggetto Verona, Milano e Venezia. Nelle intenzioni di Liu Bolin la minaccia dello sprofondamento del capoluogo veneto si fa simbolo del surriscaldamento globale. Mentre Milano e’ per l’artista la capitale del made in Italy culturale e produttivo, gemellata idealmente con la Shanghai dell’Expo, che nel 2015 passera’ il testimone proprio alla citta’ lombarda. Dopo l’apertura milanese, il lavoro di Liu Bolin fara’ tappa a Verona, alla galleria Boxart, dove restera’ dal 16 novembre al 4 dicembre.

Adnkronos

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«Ho imparato da Borsellino la resistenza: andare avanti nonostante gli attacchi e le diffamazioni». È un Robeto Saviano emozionato quello che oggi a Roseto a ricevuto il “Premio nazionale Paolo Borsellino: 10 giorni per la legalità”. Il giornalista ha ricevuto il riconoscimento da Antonio Ingroia, ora procuratore distrettuale antimafia a Palermo e in passato nel pool guidato da Falcone e Borsellino.

FOTO Saviano riceve il premio Borsellino

«Parlare di Borsellino è complicato», ha detto Saviano, «io mi sento inadatto. Quello che faccio è studiare la sua vicenda. Ci ha dato un metodo di vita e di lavoro contro la mafia. Per me, ricevere un premio intitolato a lui è una grande emozione».  Parlando dei giudici trucidati da Cosa nostra, ha affermato che “il loro talento mette paura non solo ai poteri del passato ma anche ai poteri di oggi, che mai come adesso sentono di scricchiolare, avviati come sono verso la fine”. Il giornalista ha anche salutato l’Abruzzo: «Amo questa regione: è stata la prima ad assegnarmi la cittadinanza onoraria».

Oltre al giornalista oggi sono stati premiati Andrea Riccardi, presidente della Comunità di Sant’Egidio (premio per la pace, la giustizia e la solidarietà), Alfredo Rossini, procuratore della Repubblica all’Aquila (premio per l’Abruzzo), Ascanio Celestini, attore e scrittore, don Aniello Manganiello, del Centro don Guanella a Scampia, Salvatore Di Landro, procuratore generale a Reggio Calabria.

Quella di oggi è stata l’ultima giornata dedicata al Premio, iniziato il 21 ottobre, che si è svolto a Roseto, Pineto, Giulianova e Teramo. Il tema: «Cultura della legalità e senso dello Stato». Presidente della 15ª edizione del Premio è il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. La giuria è composta dai giornalisti Sandro Ruotolo, Maurizio De Luca, Francesco La Licata, Sandro Palazzolo e Lirio Abbate.

ilcentro

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Ormai i depistaggi arrivano rapidissimi, in contemporanea con le piste. Lasciamo da parte Minzolingua, che è un professionista (il Tg1 è tutto un “presunto”: manca soltanto che B. diventi il presunto premier e quella di Arcore la sua presunta villa). A scavalcarlo han provveduto persino Emilio Fede, che al suo confronto è Ted Turner e lo stesso B., che ha confessato quasi tutto: conosce Ruby e le ha aperto il suo cuore, al punto di attaccarsi al telefono per salvarla dai poliziotti rossi che avevano osato fermarla per furto. Lasciamo pure da parte i giornali della ditta che, non potendo negare la storia, riattaccano le lagne del “gossip” e della persecuzione, come se la Procura di Milano avesse braccato la ragazza per incastrare B., e non se la fosse invece trovata fra i piedi per caso. Il Giornale titola: “Otto procure a caccia di Berlusconi. Neanche fosse Al Capone”. E Libero: “Ci risiamo con la gnocca. Trappolone per il Cav”. Se passa l’idea che lo perseguitano perché gli piacciono le donne, come riuscì a far credere un anno fa per Noemi, le veline candidate, la D’Addario e i festini nelle ville, B. vincerà anche stavolta. E nei bar si risentirà l’orrendo ritornello italiota: “Lui almeno ama le donne, a sinistra invece sono gay o vanno a trans”. Proprio a questo – dirottare l’attenzione dal vero oggetto dello scandalo verso le sue abitudini sessuali – mirano le dichiarazioni rilasciate ieri da B., dopo l’improvvida confessione del primo giorno: “Amo la vita e amo le donne. Nessuno potrà mai farmi cambiare stile di vita, faccio degli sforzi massacranti, nessuno mi può impedire di passare ogni tanto qualche serata distensiva. Mi sono adoperato per trovare un affidamento per questa ragazza: mi sembrava in una situazione drammatica, le ho mandato una persona (Nicole Minetti, ndr) ad aiutarla”. E così, in un incrocio fra la parabola evangelica e la fiaba, ecco il buon samaritano che si ferma sulla strada fra Gerusalemme e Gerico a soccorrere la piccola fiammiferaia marocchina. Poi, si capisce, siccome si sacrifica per noi, avrà pur diritto a un po’ di svago. La vita è breve e la carne è debole. Casomai, una volta tanto, le opposizioni volessero approfittare dell’ennesimo scandalo (non solo è un loro interesse, ma un preciso dovere), dovrebbero evitare dichiarazioni moralistiche sullo stile di vita, la concezione della donna, la volgarità e i gusti sessuali del premier (fatti suoi, di chi lo vota e frequenta). E inchiodarlo non al bunga bunga, ma agli aspetti pubblici della vicenda. (altro…)

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