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Posts Tagged ‘Marco Palombi’

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Gli anti-Matteo hanno deciso di muoversi compatti: restano solo se le primarie vengono spostate in estate.

Il fatto da tener presente, tra gli “scissionisti” del Pd, è che hanno cominciato a muoversi tutti insieme e così continueranno a fare anche dopo l’Assemblea nazionale di domenica: se si resta nel partito lo si fa tutti insieme, se si esce pure. E per Matteo Renzi non si tratterebbe più di perdere per strada un pezzo della vecchia “Ditta” diessina, ma una parte non trascurabile del partito: non solo Massimo D’Alema o Pier Luigi Bersani e le loro (piccole) truppe, ma anche un governatore molto amato al Sud come Michele Emiliano, ex lettiani come Francesco Boccia, rimasugli prodiani e civatiani rimasti tra i democratici. (altro…)

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Il governatore all’attacco su Sky: “Non possiamo più essere il partito di banche e petrolieri”.

C’è un particolare che lascia intendere come ormai per lo stesso Renzi sia Michele Emiliano il suo vero sfidante interno: dopo la sua intervista di ieri a Maria Latella su SkyTg24, infatti, il presidente pugliese è finito sotto il fuoco di fila delle dichiarazioni critiche della “guardia renziana”. Anzi, stavolta il segretario schiera in batteria persino il suo vice, Lorenzo Guerini: “Non passa giorno senza che Emiliano provi ad aprire fronti nel partito. Ogni giorno un attacco frontale al segretario e al partito. La dialettica è assicurata nel Pd e la polemica, anche aspra, può essere utile. Ma in questi giorni sta assumendo livelli pericolosi”. (altro…)

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cuperloIn manovra – Anche l’ultimo pezzo di minoranza chiede il Congresso: “Ora dimettiti”. Gad Lerner: “Non può tenere in ostaggio il partito”.

L’assunto più rilevante e meno considerato da quando Sergio Mattarella è al Quirinale fu pronunciato subito dopo le dimissioni di Matteo Renzi da presidente del Consiglio e immediatamente riferito dagli uomini del Colle ai cosiddetti “quirinalisti”: “Le crisi politiche nei partiti maturano nel tempo”. Con la consueta calma e ponderazione, per dire, ieri è maturato pure Gianni Cuperlo, che decise di schierarsi con Renzi giusto un minuto prima della valanga di No che ha ucciso il suo governo: “Al segretario un consiglio fraterno: cerca il bene della tua comunità, dimettiti domani e convoca il congresso. Così ci potremo misurare tutti, non solo Renzi, su una serie di sconfitte”, ha detto ieri all’assemblea della sua componente, per i distratti chiamata Sinistra Dem. (altro…)

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padoanIl decreto – Testo pronto da tempo: 17 per Siena, le venete e Carige Altri 100 per garantire la liquidità, in crisi per gli stop del premier.

L’accordo sull’ennesimo decreto “salva-banche” è vecchio di settimane, ma Matteo Renzi se l’è tenuto nel cassetto per l’ultima parte della campagna referendaria: d’altronde ammettere che la golden share sul futuro di Monte dei Paschi concessa alla Jp Morgan dell’amico Jamie Dimon (con annesso licenziamento degli ex vertici della banca senese) s’era rivelata una fregatura non era una bella pubblicità. Questo dicono fonti europee: tutti i dettagli con l’uomo che si occupa di aiuti di Stato per conto della commissaria alla Concorrenza Vestager – Gert Jan Koopman – erano già stati discussi. Il decreto, con tanto di numeri, gira nelle istituzioni comunitarie da tempo. (altro…)

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Il calendario del Colle – La sentenza della Consulta produrrà effetti pieni a marzo inoltrato, poi toccherà alle Camere: voto a giugno?.

 

 

Ci sono cose che nessuno sa: ad esempio cosa passa nella testa confusa di Matteo Renzi. Al Quirinale non arrivano messaggi dal premier dimissionario, né dal suo entourage: non si sa, insomma, se sia tornato in sé dopo la scoppola referendaria. Ci sono cose invece che sono certe ben al di là del confuso dibattito politico e del totonomi già divenuto noioso (il borsino ieri diceva Paolo Gentiloni, oggi chissà): Sergio Mattarella non concederà le elezioni senza una legge elettorale funzionante e omogenea tra le due Camere (come prescrive la sentenza della “sua” Corte costituzionale sul Porcellum), dopo – va ricordato – aver commesso l’errore di far entrare in vigore una legge elettorale valida per la sola Camera. (altro…)

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risultatiStudiosi e sondaggisti spiegano per mano di chi è caduto il governo Renzi.

Inumeri vanno interpretati, certo, ma al di là del loro possibile significato hanno una loro autonoma forza. È il caso di quelli diffusi ieri da Youtrend: “Nei 100 Comuni con più disoccupati il No vince col 65,8%, nei 100 con meno disoccupati vince il Sì con il 59%”.

In generale, c’è una certa correlazione tra alte percentuali di senza lavoro e bocciatura della riforma costituzionale: ovviamente questo può spiegare i risultati plebiscitari del No nel Mezzogiorno, meno la disfatta lungo tutto lo Stivale, persino nelle Regioni rosse (vedi il sostanziale pareggio in Emilia Romagna, dove pure resiste un discreto apparato di partito) e non le percentuali bulgare per il No in zone non esattamente depresse come il Veneto o le province lombarde di Sondrio e Domodossola. (altro…)

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emendamentiIl governo smentisce se stesso e riscrive una seconda manovra finanziaria: tutti contro tutti prima del voto.

Una roba del genere non s’era vista mai: 100 emendamenti alla manovra, tanti ne sono arrivati dai vari membri del governo al ministero dei Rapporti del Parlamento, che li ha diligentemente catalogati. Gli Esteri vogliono 4 modifiche come la Difesa, 7 i Beni culturali e la Salute, 11 l’Economia, 14 il Lavoro e addirittura 18 il ministero delle Infrastrutture. Due, incredibilmente, arrivano pure da Palazzo Chigi e sulla tanto sbandierata edilizia scolastica. (altro…)

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